Giu 24, 2007 - racconti brevi    No Comments

L’uomo sandwich

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Rarissimo da incontrare alle nostre latitudini, ormai quasi scomparso anche nel luogo di origine, ne ho ancora presente le immagini, no, non perché ne abbia mai incontrato uno personalmente, ma perché visto all’interno di documentari o film d’epoca. Solo la testa i piedi e qualche volta le mani spuntavano dai cartelloni pubblicitari che lo avvolgevano completamente rendendolo simile alle carte animate di Alice nel paese delle meraviglie di Carrol realizzato dalla Disney. Triste vederlo camminare per interi isolati, con quei cartelloni addosso che pubblicizzavano di tutto, per poter racimolare nel corso della giornata qualche centesimo che gli consentisse di mangiare almeno una volta al giorno, triste e buffo.
Mi chiedo se esistano ancora e mi vedo costretto a rispondere che sì, esistono ancora, non sono più gli stessi sono cambiati in modo totale, irriconoscibili per chi in loro ricerchi le vecchie caratteristiche, per chi pensa di vedere ancora quella piccola testa dall’espressione affaticata spuntare dell’interno dei due cartelloni pubblicitari, facili da osservare per chi ne conosce le nuove caratteristiche.
Indossano giacche che piegano all’interno e che poi appoggiano ostentatamente sulla spalliera della sedia accanto, dandole qualche colpetto, non per riassettarla, certo che no, solo perché i presenti possano notare l’etichetta posta all’interno sopra la tasca, ARMADI, LERSACE, ecc.., sospirano poi profondamente portando con affettazione la spalla sinistra leggermente in avanti, mostrando il logo cucito sulla polo rigorosamente di piquet, LARIVA, PONTE DI FIRENZE, ecc…
Sedendosi accavallano con noncuranza le gambe sollevando il piede all’altezza degli occhi del vicino dove si pavoneggia un mocassino color cuoio L’OGAN, BOTS ecc…,. Si accarezzano con fare distratto i capelli, se li hanno ancora, o si passano in modo indifferente la mano sulla pelata abbronzata e tirata a lucido togliendosi poi, con ampio gesto della mano, gli occhiali da sole, molte volte orribilmente a specchio per mostrarne l’appartenenza ROBAN, PIRSOL, ecc…., sorbiscono il caffè, col mignolo alzato, pagano il conto in modo misurato, contando i centesimi uno per uno, poi osservano con distacco l’orologio sollevando il braccio all’altezza degli occhi quasi fossero disturbati da un inopportuno riflesso, per controllare l’ora sul rilucente LOREX PAITONA, d’obbligo, (il più delle volte di provenienza cinese o partenopea) . Poi si alzano infilando i pollici all’interno dei pantaloni e percorrendo tutto il giro vita per sottolineare la presenza della cintura in pelle di lucertola e l’etichetta che fa bella mostra di sé sul retro dei jeans, JERRY, GASOLINE, ecc…, se potessero si abbasserebbero persino la cerniera dei pantaloni per mostrare a tutti la scritta che capeggia in bella mostra bianca su nero o viceversa, PISSONI, PLEIN, ECC.., e se non lo fanno non è per questione di morale o di decenza è solo perché non sono certi delle proprietà igieniche dell’indumento, sono assemblati, “ refusi abbigliati, abbigliato si dice “ , no loro sono assemblati così alla bel e meglio, senza arte ne parte, senza gusto, l‘imperativo è essere griffati, il resto non conta. La cosa buffa è che per tutta questa ostentata pubblicità, per la sceneggiata messa in atto non guadagnano una lira, op scusate un euro, anzi, spendono fior di quattrini, il tutto per mostrare agli altri che loro possono, che loro sono arrivati, che loro appartengono alla ristretta cerchia dei privilegiati, all’elite, buffo? No, mi correggo ridicolo.
L’uomo sandwich non mi fa più sorridere

refusi

L’uomo sandwichultima modifica: 2007-06-24T21:20:00+02:00da refusi
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