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Giu 12, 2020 - genesi e nemesi, poesie    1 Comment

Riflussi

base

Sabbia, sabbia,

sabbia,

nel nostro cervello.

Cullata dalla risacca

scopre e ricopre

sogni,

frammenti di verità

persi di nuovo

nel riflusso.

Sabbia, sabbia,

sabbia

sul nostro amore.

In vortici impetuosi

nasce

poi mestamente

in nuovi gorghi

si spegne, muore.

Sabbia, sabbia,

sabbia

sulla nostra vita

in un onda nata

e in un onda finita.

Fra brevi spazi

scoppi d’amore e d’ira.

Resta un mistero, 

a cosa sia servita.

Come se fosse nulla

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Lui aprì gli occhi

come se fosse giorno,

e sentì un brivido

come se fosse inverno

entrò nel sogno

come se fosse vita

si inchinò sul palco

come se fosse recita.

Ma poi la vide

come se fosse nuvola,

sola nel mondo

come se fosse un isola.

Senti il suo battito

come se avesse un cuore,

poi le sorrise

come se fosse amore.

Ma la scordò

come se fosse anonima,

senti la colpa

come se avesse un anima

versò una lacrima,

come se fosse pianto

carezzo un fiore

come se fosse vento.

Ma poi si perse,

come se fosse nebbia

e serrò i pugni

come se fosse rabbia

e fu nella mattanza,

come se fosse un tonno.

Poi, chiuse gli occhi

come se fosse sonno,

ebbe il ricordo

di un pianto nella culla

e poi svanì,

come se fosse nulla.

Se noi dovessimo

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Se noi dovessimo

per una volta sola

restare insieme

allora…

Allora il resto

non sarebbe niente

solo un mare di nebbia

l’altra gente

e noi, nel sole

senza avere più bisogno

di parole

senza aver più bisogno

di mentire,

senza nessun bisogno

di capire.

Se noi dovessimo

per una volta sola.

Filastrocca dimenticata

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Ambarabà,
ciccì,
bamba,
coccò.
Le scimmie.
Tre, e il comò.
La figlia e il dottore,
l’amore.
No.
Che facevano le scimmie?
Non so.
Ma erano tre?
Si mi sembra. Perché?
No, non erano scimmie.
E il dottore
Faceva?
Faceva l’amore.
Con la figlia?
Sul comò.
Che strana famiglia.
In verità
non ricordo
com’era
che c’era
chi c’era.
Ma il comò,
quello c’era.
Sì, c’era,
ma
era storia non vera.
Ma allora
che c’era?
La mia gioventù.
Ah, ma allora…
almeno quella era vera.
Sì, si, ma
era.

 

Ambarabà ciccì coccò  (Testo della filastrocca)

Ambarabà ciccì coccò
Tre civette sul comò
che facevano l’amore
con la figlia del dottore.
Il dottore si ammalò
ambadabà ciccì coccò.

Non vi nascondo come all’epoca questa filastrocca
abbia potuto confondere le mie poche nozioni sullo
argomento.

Mi chiedevo come fosse possibile che tre civette
potessero fare l’amore con la figlia del dottore e per
di più sopra ad un comò, di uno scomodo. Il fatto
aveva così colpito la mia fantasia giovanile tanto
da portarmi a formulare delle ipotesi.

I) Si trattava di tre civette maschio superdotate.

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II) Per questioni di pudore la signorina in causa
aveva indicato come civette quelli che a
all’epoca erano comunemente e genericamente
definiti “uccelli”
>>>>>> <<<<<<

III) Il narratore degli accadimenti si era fatto una
canna, rara per quei tempi, o più semplicemente
un bottiglione di barbera.
>>>>>> <<<<<<

IV) Antonio, Guido e Marco Civetta, si stavano
divertendo

 

 

 

 

Mar 27, 2020 - poesie    No Comments

La giornata ai tempi del corona virus

Perchè-ai-criceti-piace-la-Ruota-La-Semplice-Verità-950

Nuova giornata rinchiuso in
casa,
idea geniale, vo’ a far la
spesa,
poi mi sovviene dai miei
pensieri
ma mondo cane, l’ho fatta
ieri.
Prendo il giornale ma è quello
vecchio,
conto le rughe dentro lo
specchio
son messo male ma nessun
guarda
ma, forse è meglio farsi la
barba.
Accendo la TV e guardo lo
schermo,
si vede male alla luce del
giorno,
cose stravecchie viste e
riviste
e quattro pirla con l’aria
triste
che per rallegrate la mia
giornata
parlano di gente morta
ammazzata,
dal più infido degli
assassini,
il micro killer dei
cinesini,
ma loro fanno previsioni a
oltranza,
per rafforzare, dicono, la mia
speranza.
Spengo lo schermo, resto
indeciso
con una smorfia di dubbio sul
viso
devo decidere che cosa
fare,
creare un ordine
preliminare,
allora accendo prima il
computer,
o prima vado a sedermi sul
water?
Poi per interrompere la noia e
l’andazzo
vado a far quattro passi là, sul
terrazzo,
giro un po’ in cerchio poi faccio un
otto
cinque minuti e mi son già
rotto,
passo su passo vado di
fretta
come un criceto, nella
gabbietta.

Mar 26, 2020 - poesie    No Comments

Strade perse

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Nuovi silenzi
su antiche parole.
Il significato è perso,
perso
il ricordo di un uomo.
Antiche leggende
parlano
a chi non ode più
di altri tempi,
epiche immagini,
caleidoscopici sogni
dimenticati ogni alba.
L’ansia di una risposta
ad ogni tramonto
viva
più di ogni certezza,
per un istante
l’immagine.
Poi,
nuovamente smarriti,
percorriamo da sempre
le antiche strade,
dove,
nuovi dei conducono
i nostri passi.
                                                                  refusi
 
Mar 19, 2020 - poesie    No Comments

Settantatré

REFUSI002b

 

 

Mi vien difficile

trovar la giusta rima

ma, decisamente,

stavo meglio prima

e con tutto

quello che ho passato

non vorrei ora

esser in-corona-to

mi spiacerebbe

se un augurio o un elogio

dovessero

diventare un necrologio.

Canzone antica – Fra novelle e fiabe

Marta Farina

 

 

Antica è la canzone
che parla d’amore,
ma sempre nuova
e sempre nuova nasce,
al solo sussurrare
del tuo nome.
Antica di novelle,
di battaglie
di fieri cavalieri
d’acciaio ricoperti,
di pallide dame,
di maghi e di folletti,
di fieri paladini,
di buffoni,
di menestrelli,
di fragili fatine.
Antica più di mille mondi,
di mille fantasie,
di mille inverni
e nuovamente torna
a sussurrare,
vecchie parole nuove,
in nuovi tempi
a un altro cuore
di nuovo, eterna.
Ed il grillo parlante
ancora appare
a un nuovo
irresponsabile Pinocchio
dona consigli e dice:
“Lo sai
non si può fare,
non è più il tuo tempo.
Per colpa della gente
o del destino,
hai perso il tuo momento.
Non puoi, dai,
lascia stare.”
E la canzone antica
un po’ s’ammoscia,
perde le note e
comincia a stonare.
Ma poi chiudendo gli occhi
ecco che appare
di nuovo il volto tuo
e di nuovo ancora,
tra mille cavalieri e dame,
dentro a castelli
di vivido cristallo,
in forte coro
riprende ancora
la canzone antica e sale,
e le sue note
più limpide e più pure
volano in alto
coprendo ogni rumore.
E ancora il saggio grillo
da dentro
il mio cervello
fa udire la sua voce,
mi chiede scusa e dice.
“Insisti, fallo
forse non è ancor tardi,
forse può ancora capitare,
prova.
Se è amore vero,

è bello”

Quando non sarò più

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Come sarà,

quando non sarò più.

Quando non sarà più giorno

ne sarà più notte

non sarà più luce

ne sarà più buio.

Quando

non ci saran più lotte,

non più battaglie

vittorie ne sconfitte.

Quando

non ci saran più suoni,

niente più dolci musiche

rumori ne frastuoni.

Quando l’oggi

non sarà più ieri

e neppur domani,

quando non vedrò i tuoi occhi

ne stringerò più le tue mani,

Quando non udirò più

la tua voce, ne il tuo canto,

un rimpianto solo

non esserti più accanto.

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