Lug 17, 2007 - poesie    7 Comments

spirale

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Io,
sono morto
mille volte
in migliaia di anni
e mille volte rinato
ed ogni volta l’oblio.
Ho percorsoil mondo
intero,
ma ho ricordi solo
dell’ultimo luogo.
Ho combattuto guerre,
innalzato croci
dissacrato altari,
tutto per il mio calvario,
e di ciò mi rimane
solo
l’oppressivo dolore
dell’eterna domanda:
“Quale lo scopo?”
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Lug 15, 2007 - racconti brevi    5 Comments

La rondine

e329aff4f4151a2e9cd6f63d4821d2ca.jpgGuarda” la voce di mia moglie richiama la mia ettenzione, stiamo scendendo in paese lungo uno dei vicoli che dall’alto si dirigono verso il lago, seguo con gli occhi il gesto che mi indica di guardare verso terra, nell’algolo di giunzione tra la pavimentazione stradale e il muro della casa, poco distante dalla vetrina di un negozio, scorgo una pallina raggomitolata, bianca e nera, una piccola rondine. Sta li ferma, quasi immobile, solo il leggero movimento del capo, a tratti ne rivela la vita, sembra tranquilla, quasi rassegnata. Mi chino e l’osservo, è un pulcino, forse caduta dal nido, forse alla sua prima esperienza di volo, dolcemente la accarezzo piano con un dito, non si muove, non si agita, non mostra nemmeno paura. Non so cosa fare, non voglio lasciarla lì, una rondine a terra è una rondine morta, ma cosa potrei fare? Impossibile nutrire un uccellino così piccolo, insettivoro per giunta, ma non lo voglio lasciare, ci sarà pure una soluzione. Piano, piano, cerco di inserire un dito al di sotto, spingendo dolcemente, ed è lei che si solleva leggermente e con le zampette si aggancia al dito, quasi fosse un trespolo. Mi sollevo, con quella piccola palla di piume e penne che adagio si arrampica sulla mano per trovare una posizione comoda, sbatte le ali, si porta sulla sommità della mano, poi si accuccia di nuovo quasi si sentisse nel nido.
Ecco, mi dico, ora se non trovi una soluzione efficace, per aiutare il pulcino, ci rimarrai male per parecchio e vorresti non  averlo mai incontrato. Una piccola folla di passanti si è radunata e osserva con curiosità la scena, suggerimenti, dubbi. Improvviso un movimento, un pigolio, non so perchè ma istintivamente alzo la mano verso il cielo, e la piccola rondine fra la sorpresa di tutti con un ultimo trillo spiega le ali ed in modo ancora insicuro prende il volo verso l’alto, verso il nido. Oggi mi sento felice, ho tenuto nelle mani una rondine.

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Lug 13, 2007 - pensieri    6 Comments

“Cosa stai pensando?”

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La voce è dolce, calda, suadente, ma appena superato lo scoglio del timpano giunge al cervello con le dimensioni e la forza della sirena di un auto dei pompieri, ti scuote, ti sradica, e ti immerge in un mare di grigia nebbia. ” Nulla, non stavo pensando a nulla” è la risposta che immancabilmente esce dalle tue labbra. Come nulla”? No, non è vero stavo pensando certo che stavo pensando, ma cosa? Credo che forse  ero giunto in quel luogo da sempre agognato e stavo facendo……cosa? Ero là, ma dove? C’era anche…chi? Il tentativo disperato di ricostruire una situazione, un sogno, un pensiero che si sono dileguati, dissolti, svaniti proprio nel preciso istante in cui una voce dolce, calda e suadente come la sirena di un auto dei pompieri ponesse la domanda, “Cosa stai pensando?”,
“Nulla………………..

 

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Lug 11, 2007 - pensieri, poesie    11 Comments

i perché in compagnia della luna

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…. riflette un viso, uno specchio. Spavalda lo guarda, sfida le intemperie che sono passate e scivolate via. Una spazzola d’argento appoggiata distrattamente su di una piccola scrivania, tra lettere mai scritte e pennini d’oro. Parole lasciate a metà, ancora nel piccole calamaio, forse un giorno salterano fuori e tra macchie nere e ghirigori stravaganti formeranno pensieri. Tutto ha un suo perchè, anche il tempo che sfugge, rose lasciate avizzire per non scordare …. intanto un violino lascia le sue note in un alone di profumo …. la sera è il momento dei cento colpi di spazzola …. la luna le terrà compagnia ….

Lesartists ….

 

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prendendo spunto da……..

Il sogno del poeta

Un gatto
sul tetto nel buio
che miagola solo.
La luna
che guarda dall’alto
domanda:
“Sei triste o felice?”
Sul tetto
un filo di fumo,
un camino da sempre
aspetta qualcuno.
Le tegole vecchie
son fredde nel buio,
in un abbaino
un filo di luce,
all’interno
un ceppo che brucia
acendo rumore.
Una penna, una mano,
un poeta
che scrive parole
d’amore, infelice.
Sul tetto, nel buio
un gatto da solo.
Il camino
ha smarrito il suo fumo.
Là, nell’abbaino
s’è spenta la luce,
una penna, che stanca
parlava di pena,
ora tace.
Sul foglio incompiuto
una macchia d’inchiostro
più nera nel buio,
copre una parola.
Un capo posato,
è il poeta che sogna
un amore felice.
La luna, che guarda dall’alto
ora tace.

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Lug 10, 2007 - pensieri    2 Comments

my day

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…. è insopportabile il suo scendere lento nel mio cuore. Eppure non ho cravatte che mi rallentano il respiro, ma è lei che entra nelle mie giornate, nei momenti solitari quando è più difficile scacciarla. La voglio senza pudori, la voglio per baciare e sentirla respirare piano …. voglio le sue parole, il mio nome sulle sue labbra, voglio tutto questo e di più ….

                                                                                                                          Lesartists ….

 

 

Lug 10, 2007 - pensieri    7 Comments

è una sera come un altra

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una delle tante, ce ne sono state, e ce ne saranno ancora, una di quelle sere in cui nemmeno le domande, non solo le risposte trovano la strada per uscire dal labirinto, una serata tranquilla allora? Sì, in effetti è così, una serata in cui non ti poni problemi, una serata da mangiatore di loto, dopo cena ti affacci sul terrazzo, osservi l’orizzonde all’imbrunire vedi il profilo quasi nero dei monti spaccare di netto un cielo ancora chiaro dell’ultima luce del tramonto, mentre più sotto il lago invaso dalle avanguardie del buio si confonde con le sponde, respiri quasi con beatitudine l’aria fresca che scende dalla valle e non ti chiedi ne perchè ne per come, non ti domandi cosa ti porterà il domani, ma rimani così, perso nel labirinto delle ultime ore di un oggi ormai trascorso…………………
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Lug 9, 2007 - racconti brevi    1 Comment

Alla locanda del buon consiglio

c09d46805fba86d0a37c6609c5d06323.jpg La si incontra sulla strada che porta al valico, una strada in terra battuta tutta buche e sassi che sale in continui tornanti in una stretta valle tappezzata di pinete dalle quali fuoriescono, come rinsecchite dita di una mano arcigna le cime innevate dei monti. La trovi là, dove la strada inizia a spianare, dietro l’ultimo tornante, dopo ore di cammino e quasi allo sfinimento per la fatica, si perché a quel luogo ci si può salire solo a piedi, ti appare d’avanti agli occhi all’improvviso quasi come un  miraggio e tale ti pare proprio in verità, offuscata e distorna nell’immagine dalle gocce di sudore che copiose ti colano dalla fronte sulle sopraciglia sino a giungere agli occhi. Ed è proprio in quel punto che ti soffermi ad osservarla, appena dopo la curva, ti fermi, raddrizzi la schiena piegata dalla salita e dalla fatica, e con il fazzoletto ti pulisci del sudore la fronte e ti asciughi gli occhi per poi guardarla di nuovo e scoprire, con un sospiro di sollievo che non è un miraggio, che è vera ed è lì che ti aspetta. Costruita tutta in pietre, con il tetto in ardesia, grigia, ma da quel grigio escono dirompenti della macchie rosse, come fossero rose su una pietraia, le persiane delle piccole finestre verniciate di rosso e, dietro ai vetri, si possono scorgere le tendine bianche a quadretti rossi anch’esse e accanto, vicino a un paio di tavoli  ed ad alcune panche sempre in pietra, su di un piccolo pennone sventola la bandiera. L’impressione di essere giunti in un altro mondo è palese, la sensazione che quella casetta, quella valle, quei boschi di pini, quei monti così alteri e ancora coperti di neve possano appartenere solo ad un sogno ti permea ed era con questo spirito che camminando piano, quasi con imbarazzo, sentendoti ancora estraneo al luogo, ti avvicini all’ingresso di quella casetta, dove sulla porta capeggia un insegna di legno e dove si può leggere inciso ” Alla locanda del buon consiglio “.

La porta è stretta, formata da due grandi pilastri di pietra sormontati da un’altra pietra posta sopra in orizzontale a mo’ di architrave, è stretta ma non e bassa, eppure l’impressione è tale che tutti, anche i più piccoli entrando piegano il capo, forse in un inconsapevole inchino di rispetto verso il luogo del quale stanno per varcare la soglia. Dentro è ombreggiato e la differenza con la luce forte a cui si era sottoposti all’esterno costringe a strizzare gli occhi più volte per adattarli all’ambiente e lì tutto è legno il bancone del bar, il pavimento, i grossi tronchi che ai lati fungono anche da colonne portanti, le panche, i grandi tavoli scuri in legno massello su cui cappeggiano la tovaglie anche queste a quadretti bianchi e rossi come le tendine alle finestre. Solo il grande camino acceso, sulla parete di fondo e dove fuma un immenso paiolo carico di polenta, richiama la costruzione in pietra dell’esterno. Attorno ai vari tavoli sono sedute alcune compagnie, non c’è molta gente oggi, è un giorno feriale, tutta gente non più giovane e con ogni probabilità abitanti di uno dei due paesini che si incontrano ai lati del valico,  montanari e contadini che vivono di quanto la terra di questi luoghi può dare, anche la bellezza ha i suoi difetti, è avara ed il poter fruire di certi luoghi ha il suo prezzo, la fatica. Hanno i volti cotti dal sole, i tratti del viso duri, marcati, che paiono scavati nel legno, ma non c’è durezza in quelle espressioni, c’è fatica, stanchezza, c’è quella pazienza che la terra ti insegna ad avere se vuoi godere dei suoi frutti, e negli sguardi la comprensione per la fatica degli altri, nel sorriso tutto l’amore che ancora sono in grado di dare, offerto così, senza nulla chiedere in cambio, con un gesto della mano, un leggero alzarsi del bicchiere, un saluto al tuo arrivo, un silenzioso omaggio a te e alla fatica che ti è costato per raggiungere quel luogo. Sono lì perché è stagione di funghi, e perché loro vivono anche di questo, hanno i loro canestri pieni di porcini bruni di pineta, di quelli più chiari, i fioroni,  raccolti all’inizio della valle e di gallinacci o perseghit, come chiamano da queste parti i finferli, sono contenti del raccolto e sorridono, domani le loro donne o i loro figli, saranno al mercato, o lungo le strade che giù sotto attraversano la valle a vendere i frutti delle loro fatiche, perché loro saranno ancora li, nel bosco che sale ripido verso le cime intenti alla cerca e alla raccolta di quanto la natura di quel posto ha voluto generosamente donare. Ci sediamo in un tavolo d’angolo, anche noi vogliamo mangiare qualche cosa, e subito la padrona ci si avvicina, non esiste una carta, un menù, con voce cantilenante, pacata e dolce, ci illustra quanto ci sia di disponibile, salame nostrano, bresaola, polenta e formaggio, polenta e funghi, polenta e stufato, sì, da queste parti la polenta la fa da padrona. Chiediamo se non sia possibile avere la polenta con un po di tutto, ci sorride e dice di si che non c’è problama e da bere? Vino rosso sfuso e…………gazzosa, si quello che da queste parti chiamano la ciciarada, la chiaccherata, perché d’avanti ad un bicchiere, si passano delle ore a parlare, a ridere e a raccontarsi, senza il rischio di esagerare nel bere, perché il vino, pur esendo corposo, non ha un alta gradazione alcolica e la gazzosa ne riduce gli effetti,  anche perché poi, c’è ancora da scendere sulle proprie gambe. Veniamo serviti, la brocca in coccio del vino, la bottiglia di gazzosa, i bicchieri sono quelli in vetro pesante che riempiono interamente la mano, a sei facce e svasati verso l’alto, grezzi, poi arriva lei la regina di questi luoghi, la polenta, servita in ampi piatti di portata, una parte già mischiata a formaggio e burro, la polenta taragna, l’altra nuda ma accompagnata a fianco da abbondanti mestoli di funghi trifolati e stufato e vi assicuro che allora lì, in quel luogo, il paradiso non è poi così lontano. Affondiamo le forchette nel piatto e, in religioso silenzio assaporiamo quanto ci è stato servito, e forse a causa della fatica, della fame, del luogo, nulla ci era mai parso così buono, e decidiamo che un pasto così debba merirate anche un degno finale, una fetta di crostata e un bicchierino di grappa entrambi al mirtillo sono il suggello al nostro pasto e meritata ricompensa alle nostre fatiche. Poi un breve sonnellino al sole naturalmente, all’ombra non sarebbe possibile, prima di riprendere la via della valle e raggiungere il paesino dove abbiamo lasciato l’auto parcheggiata e giunti a valle ci riproponiamo di tornare in quel luogo e siamo certi che lo rifaremo e ricordiamo anche di esserci dimenticati di chiedere alla locandiera quale fosse il buon consiglio rendendoci  conto nello stesso istante come non ne sia più il caso.

 

                                                                                            

 

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Lug 7, 2007 - poesie    2 Comments

Ego

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Il mare come sempre,
il vento, le stelle,
uguali.
Milioni di anni
miliardi di vite.
Piccolo io
chetati,
il tuo canto
non è essenziale.
Nei ricordi futuri
granello di sabbia
in miliardi d’altri
di te
ancor meno

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Lug 7, 2007 - poesie    2 Comments

Inutile

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La voglia disperata
di fare qualche cosa.
L’amara consapevolezza
dell’inutilità
di ogni gesto

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Lug 5, 2007 - pensieri    2 Comments

blu e verde

 

 

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 Il blu del cielo oggi è cosi forte da frantumarti l’anima se lo osservi a lungo e dentro si muovono, sospinte dal vento, come vascelli incantati o, come ricorda il titolo di una canzone, nuvole baroccche di un bianco accecante sulle cui forme la fantasia si sofferma a rincorrere i sogni. Il verde brillante dei monti, in lieve contrasto fa da contraltare alla purezza del cielo, cosparso da innumerevoli piccole macchie, paesini che si affacciano coi loro colori accennati del grigio di pietra, del mattone dei tetti, a rendere ancora più intenso il brillare del verde. Più sotto il blu verde o il verde blu indefinito delle acque del lago tese ad assorbire, a seconda del luogo o dell’ottica della visuale, il blu del cielo o il verde dei monti, per fonderli in mille sfumature diverse percorse dalle bianche creste di spuma delle onde, da bianche vele ed ancora da bianchi picccoli battelli, e mi ritrovo perso dentro al mio stesso sguardo. Come siamo piccoli                     ref…