Lug 10, 2007 - pensieri    2 Comments

my day

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…. è insopportabile il suo scendere lento nel mio cuore. Eppure non ho cravatte che mi rallentano il respiro, ma è lei che entra nelle mie giornate, nei momenti solitari quando è più difficile scacciarla. La voglio senza pudori, la voglio per baciare e sentirla respirare piano …. voglio le sue parole, il mio nome sulle sue labbra, voglio tutto questo e di più ….

                                                                                                                          Lesartists ….

 

 

Lug 10, 2007 - pensieri    7 Comments

è una sera come un altra

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una delle tante, ce ne sono state, e ce ne saranno ancora, una di quelle sere in cui nemmeno le domande, non solo le risposte trovano la strada per uscire dal labirinto, una serata tranquilla allora? Sì, in effetti è così, una serata in cui non ti poni problemi, una serata da mangiatore di loto, dopo cena ti affacci sul terrazzo, osservi l’orizzonde all’imbrunire vedi il profilo quasi nero dei monti spaccare di netto un cielo ancora chiaro dell’ultima luce del tramonto, mentre più sotto il lago invaso dalle avanguardie del buio si confonde con le sponde, respiri quasi con beatitudine l’aria fresca che scende dalla valle e non ti chiedi ne perchè ne per come, non ti domandi cosa ti porterà il domani, ma rimani così, perso nel labirinto delle ultime ore di un oggi ormai trascorso…………………
                                                                                                              refusi

 

 

Lug 9, 2007 - racconti brevi    1 Comment

Alla locanda del buon consiglio

c09d46805fba86d0a37c6609c5d06323.jpg La si incontra sulla strada che porta al valico, una strada in terra battuta tutta buche e sassi che sale in continui tornanti in una stretta valle tappezzata di pinete dalle quali fuoriescono, come rinsecchite dita di una mano arcigna le cime innevate dei monti. La trovi là, dove la strada inizia a spianare, dietro l’ultimo tornante, dopo ore di cammino e quasi allo sfinimento per la fatica, si perché a quel luogo ci si può salire solo a piedi, ti appare d’avanti agli occhi all’improvviso quasi come un  miraggio e tale ti pare proprio in verità, offuscata e distorna nell’immagine dalle gocce di sudore che copiose ti colano dalla fronte sulle sopraciglia sino a giungere agli occhi. Ed è proprio in quel punto che ti soffermi ad osservarla, appena dopo la curva, ti fermi, raddrizzi la schiena piegata dalla salita e dalla fatica, e con il fazzoletto ti pulisci del sudore la fronte e ti asciughi gli occhi per poi guardarla di nuovo e scoprire, con un sospiro di sollievo che non è un miraggio, che è vera ed è lì che ti aspetta. Costruita tutta in pietre, con il tetto in ardesia, grigia, ma da quel grigio escono dirompenti della macchie rosse, come fossero rose su una pietraia, le persiane delle piccole finestre verniciate di rosso e, dietro ai vetri, si possono scorgere le tendine bianche a quadretti rossi anch’esse e accanto, vicino a un paio di tavoli  ed ad alcune panche sempre in pietra, su di un piccolo pennone sventola la bandiera. L’impressione di essere giunti in un altro mondo è palese, la sensazione che quella casetta, quella valle, quei boschi di pini, quei monti così alteri e ancora coperti di neve possano appartenere solo ad un sogno ti permea ed era con questo spirito che camminando piano, quasi con imbarazzo, sentendoti ancora estraneo al luogo, ti avvicini all’ingresso di quella casetta, dove sulla porta capeggia un insegna di legno e dove si può leggere inciso ” Alla locanda del buon consiglio “.

La porta è stretta, formata da due grandi pilastri di pietra sormontati da un’altra pietra posta sopra in orizzontale a mo’ di architrave, è stretta ma non e bassa, eppure l’impressione è tale che tutti, anche i più piccoli entrando piegano il capo, forse in un inconsapevole inchino di rispetto verso il luogo del quale stanno per varcare la soglia. Dentro è ombreggiato e la differenza con la luce forte a cui si era sottoposti all’esterno costringe a strizzare gli occhi più volte per adattarli all’ambiente e lì tutto è legno il bancone del bar, il pavimento, i grossi tronchi che ai lati fungono anche da colonne portanti, le panche, i grandi tavoli scuri in legno massello su cui cappeggiano la tovaglie anche queste a quadretti bianchi e rossi come le tendine alle finestre. Solo il grande camino acceso, sulla parete di fondo e dove fuma un immenso paiolo carico di polenta, richiama la costruzione in pietra dell’esterno. Attorno ai vari tavoli sono sedute alcune compagnie, non c’è molta gente oggi, è un giorno feriale, tutta gente non più giovane e con ogni probabilità abitanti di uno dei due paesini che si incontrano ai lati del valico,  montanari e contadini che vivono di quanto la terra di questi luoghi può dare, anche la bellezza ha i suoi difetti, è avara ed il poter fruire di certi luoghi ha il suo prezzo, la fatica. Hanno i volti cotti dal sole, i tratti del viso duri, marcati, che paiono scavati nel legno, ma non c’è durezza in quelle espressioni, c’è fatica, stanchezza, c’è quella pazienza che la terra ti insegna ad avere se vuoi godere dei suoi frutti, e negli sguardi la comprensione per la fatica degli altri, nel sorriso tutto l’amore che ancora sono in grado di dare, offerto così, senza nulla chiedere in cambio, con un gesto della mano, un leggero alzarsi del bicchiere, un saluto al tuo arrivo, un silenzioso omaggio a te e alla fatica che ti è costato per raggiungere quel luogo. Sono lì perché è stagione di funghi, e perché loro vivono anche di questo, hanno i loro canestri pieni di porcini bruni di pineta, di quelli più chiari, i fioroni,  raccolti all’inizio della valle e di gallinacci o perseghit, come chiamano da queste parti i finferli, sono contenti del raccolto e sorridono, domani le loro donne o i loro figli, saranno al mercato, o lungo le strade che giù sotto attraversano la valle a vendere i frutti delle loro fatiche, perché loro saranno ancora li, nel bosco che sale ripido verso le cime intenti alla cerca e alla raccolta di quanto la natura di quel posto ha voluto generosamente donare. Ci sediamo in un tavolo d’angolo, anche noi vogliamo mangiare qualche cosa, e subito la padrona ci si avvicina, non esiste una carta, un menù, con voce cantilenante, pacata e dolce, ci illustra quanto ci sia di disponibile, salame nostrano, bresaola, polenta e formaggio, polenta e funghi, polenta e stufato, sì, da queste parti la polenta la fa da padrona. Chiediamo se non sia possibile avere la polenta con un po di tutto, ci sorride e dice di si che non c’è problama e da bere? Vino rosso sfuso e…………gazzosa, si quello che da queste parti chiamano la ciciarada, la chiaccherata, perché d’avanti ad un bicchiere, si passano delle ore a parlare, a ridere e a raccontarsi, senza il rischio di esagerare nel bere, perché il vino, pur esendo corposo, non ha un alta gradazione alcolica e la gazzosa ne riduce gli effetti,  anche perché poi, c’è ancora da scendere sulle proprie gambe. Veniamo serviti, la brocca in coccio del vino, la bottiglia di gazzosa, i bicchieri sono quelli in vetro pesante che riempiono interamente la mano, a sei facce e svasati verso l’alto, grezzi, poi arriva lei la regina di questi luoghi, la polenta, servita in ampi piatti di portata, una parte già mischiata a formaggio e burro, la polenta taragna, l’altra nuda ma accompagnata a fianco da abbondanti mestoli di funghi trifolati e stufato e vi assicuro che allora lì, in quel luogo, il paradiso non è poi così lontano. Affondiamo le forchette nel piatto e, in religioso silenzio assaporiamo quanto ci è stato servito, e forse a causa della fatica, della fame, del luogo, nulla ci era mai parso così buono, e decidiamo che un pasto così debba merirate anche un degno finale, una fetta di crostata e un bicchierino di grappa entrambi al mirtillo sono il suggello al nostro pasto e meritata ricompensa alle nostre fatiche. Poi un breve sonnellino al sole naturalmente, all’ombra non sarebbe possibile, prima di riprendere la via della valle e raggiungere il paesino dove abbiamo lasciato l’auto parcheggiata e giunti a valle ci riproponiamo di tornare in quel luogo e siamo certi che lo rifaremo e ricordiamo anche di esserci dimenticati di chiedere alla locandiera quale fosse il buon consiglio rendendoci  conto nello stesso istante come non ne sia più il caso.

 

                                                                                            

 

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Lug 7, 2007 - poesie    2 Comments

Ego

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Il mare come sempre,
il vento, le stelle,
uguali.
Milioni di anni
miliardi di vite.
Piccolo io
chetati,
il tuo canto
non è essenziale.
Nei ricordi futuri
granello di sabbia
in miliardi d’altri
di te
ancor meno

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Lug 7, 2007 - poesie    2 Comments

Inutile

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La voglia disperata
di fare qualche cosa.
L’amara consapevolezza
dell’inutilità
di ogni gesto

                                                   refusi

Lug 5, 2007 - pensieri    2 Comments

blu e verde

 

 

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 Il blu del cielo oggi è cosi forte da frantumarti l’anima se lo osservi a lungo e dentro si muovono, sospinte dal vento, come vascelli incantati o, come ricorda il titolo di una canzone, nuvole baroccche di un bianco accecante sulle cui forme la fantasia si sofferma a rincorrere i sogni. Il verde brillante dei monti, in lieve contrasto fa da contraltare alla purezza del cielo, cosparso da innumerevoli piccole macchie, paesini che si affacciano coi loro colori accennati del grigio di pietra, del mattone dei tetti, a rendere ancora più intenso il brillare del verde. Più sotto il blu verde o il verde blu indefinito delle acque del lago tese ad assorbire, a seconda del luogo o dell’ottica della visuale, il blu del cielo o il verde dei monti, per fonderli in mille sfumature diverse percorse dalle bianche creste di spuma delle onde, da bianche vele ed ancora da bianchi picccoli battelli, e mi ritrovo perso dentro al mio stesso sguardo. Come siamo piccoli                     ref…

 

 

Lug 4, 2007 - racconti brevi    2 Comments

Andiamo a fare uin giro?

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La voce di mia moglie mi raggiunge, mentre sono al bagno a farmi la barba, alle 2 del pomeriggio? Beh sì, sono o non sono pensionato? Si può fare, rispondo,  ma dove,  non mi va di prendere la macchina. No repplica lei niente macchina, scendiamo in paese, prendiamo il battello e raggiungiamo Bellagio, ci fermiano a bere qualche cosa poi  torniamo.Guardo fuori dalla finestra, la giornata è stupenda, una giornata da foto mi dico, l’idea mi estusiasma. D’accordo rispondo mi preparo e andiamo. Prendo il mio giocattolino, controllo che tutto sia in ordine, la scheda di memoria è inserita, la serie precedente di foto scaricata al computer, memoria libera dunque. Partiamo, già sulla strada per arrivare all’imbarcadero i click sono stati numerosi, si prosegue a scattare anche sul battello affollatissimo, e giunti a Bellagio la frenesia sì scatena, sembra un paese creato apposta per essere fotografato, vetrine di negozi, terrazze di ristoranti, vicoli ,scalinate, particolari…..click, click, click, con la digitale è così, ti toglie l’inibizione dell’errore nello scatto, tanto poi al massimo si cestina, click click cl……., buio, mi sono scordato di mettere la batteria in carica. Mi sento come un cane bastonato, perso e stupido, mia moglie mi guarda di sottecchi, vorrebbe dirmi qualche cosa ma preferisce tacere temendo una mia reazione scomposta, una giornata così dovrò aspettarla a lungo e forse allora avrò altre cose da fare temo; mortificato, ripongo la fotocamera nella custodia e mi reco in un bar, mi siedo ad un tavolino ordino una birra in attesa del battello che più tardi mi ricondurrà a casa. Comunque penso un po’ di foto le ho fatte e già mi prende la smania di rientrare per poterle scaricare al computer ed osservarle, dopo avere ricaricato la batteria naturalmente.                             

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Lug 3, 2007 - pensieri    4 Comments

perso nei miei pensieri dimentico

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la realtà dei fatti, il quotidiano bisogno, e le necessità che conducono al compromesso………….

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Lug 3, 2007 - pensieri    1 Comment

Giornata trascorsa…..

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………..parzialmente fuori casa, spesa, commissioni, gli uffici comunali, sempre troppo affollati, e lunghe file per sentirsi dire manca….., manca sempre qualche cosa magari un dato, un timbro, una verifica, da richiedere all’ufficio accanto, altra fila, altro tempo perso, si fa mezzogiorno prima di riuscire ad entrare in possesso del dato mancante, si dovrà ritornare un altra volta, fare altre file sperando che….. e tutto perchè nell’era dell’informatica, gli impiegati utilizzano il computer come una macchina da scrivere, copiando i dati da inserire nel documento dalla tua carta di identità e solo perchè i computer non sono collegati fra loro, no, non fra regione e regione, non fra regione e provincia o comune, o fra comune e comune, no fra ufficio e ufficio. Burocrazia sovietica???????????

 

 

 

Lug 3, 2007 - pensieri    1 Comment

Dante Alighieri….. tra Inferno e Paradiso

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…. il tempo che non si ferma. Era stata una giornata noiosa, il sangue scorreva regolarmente, i battiti del cuore non avevano subito sbalzi, una giornata da chiudere in un cassetto con le altre. L’uomo, non della pioggia, quella è un’altra storia, un uomo, solo un uomo che entra, saluta e chiede, scartoffie, documenti da cercare e mentre tutto questo accade, in un attimo la storia cambia. Sembra che tutto sia nato da tre bottoni slacciati di una camicia bianca, sembra che lo sguardo accaldato abbia cambiato direzione e da un foglio sia passato attraverso la fessura della camicia. Sembra …. ma che importa, le regole del gioco sono in mano sua, sa di piacere e non fa nulla per scacciare ardui pensieri. L’uomo, quello di sempre, ma oggi è diverso, l’uomo da tentare e sedurre. La seduzione nata per caso diventa un’arte, un animale e la sua preda …. non saranno parole volgari, ma solo parole sussurate tra un respiro e un bacio, desiderio che non si spegne, pulsa forte fino a fare quasi male. Il desiderio è un piacere lento, affievolirlo accelerando i tempi sarebbe peccato …. sì, non andrà in Paradiso ….

Lesartists ….