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Come se fosse nulla

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Lui aprì gli occhi

come se fosse giorno,

e sentì un brivido

come se fosse inverno

entrò nel sogno

come se fosse vita

si inchinò sul palco

come se fosse recita.

Ma poi la vide

come se fosse nuvola,

sola nel mondo

come se fosse un isola.

Senti il suo battito

come se avesse un cuore,

poi le sorrise

come se fosse amore.

Ma la scordò

come se fosse anonima,

senti la colpa

come se avesse un anima

versò una lacrima,

come se fosse pianto

carezzo un fiore

come se fosse vento.

Ma poi si perse,

come se fosse nebbia

e serrò i pugni

come se fosse rabbia

e fu nella mattanza,

come se fosse un tonno.

Poi, chiuse gli occhi

come se fosse sonno,

ebbe il ricordo

di un pianto nella culla

e poi svanì,

come se fosse nulla.

Se noi dovessimo

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Se noi dovessimo

per una volta sola

restare insieme

allora…

Allora il resto

non sarebbe niente

solo un mare di nebbia

l’altra gente

e noi, nel sole

senza avere più bisogno

di parole

senza aver più bisogno

di mentire,

senza nessun bisogno

di capire.

Se noi dovessimo

per una volta sola.

Canzone antica – Fra novelle e fiabe

Marta Farina

 

 

Antica è la canzone
che parla d’amore,
ma sempre nuova
e sempre nuova nasce,
al solo sussurrare
del tuo nome.
Antica di novelle,
di battaglie
di fieri cavalieri
d’acciaio ricoperti,
di pallide dame,
di maghi e di folletti,
di fieri paladini,
di buffoni,
di menestrelli,
di fragili fatine.
Antica più di mille mondi,
di mille fantasie,
di mille inverni
e nuovamente torna
a sussurrare,
vecchie parole nuove,
in nuovi tempi
a un altro cuore
di nuovo, eterna.
Ed il grillo parlante
ancora appare
a un nuovo
irresponsabile Pinocchio
dona consigli e dice:
“Lo sai
non si può fare,
non è più il tuo tempo.
Per colpa della gente
o del destino,
hai perso il tuo momento.
Non puoi, dai,
lascia stare.”
E la canzone antica
un po’ s’ammoscia,
perde le note e
comincia a stonare.
Ma poi chiudendo gli occhi
ecco che appare
di nuovo il volto tuo
e di nuovo ancora,
tra mille cavalieri e dame,
dentro a castelli
di vivido cristallo,
in forte coro
riprende ancora
la canzone antica e sale,
e le sue note
più limpide e più pure
volano in alto
coprendo ogni rumore.
E ancora il saggio grillo
da dentro
il mio cervello
fa udire la sua voce,
mi chiede scusa e dice.
“Insisti, fallo
forse non è ancor tardi,
forse può ancora capitare,
prova.
Se è amore vero,

è bello”

Quando non sarò più

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Come sarà,

quando non sarò più.

Quando non sarà più giorno

ne sarà più notte

non sarà più luce

ne sarà più buio.

Quando

non ci saran più lotte,

non più battaglie

vittorie ne sconfitte.

Quando

non ci saran più suoni,

niente più dolci musiche

rumori ne frastuoni.

Quando l’oggi

non sarà più ieri

e neppur domani,

quando non vedrò i tuoi occhi

ne stringerò più le tue mani,

Quando non udirò più

la tua voce, ne il tuo canto,

un rimpianto solo

non esserti più accanto.

Di nascosto

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Se un giorno te ne andrai

stanca di noi,

io ti saluterò

come se fosse

solo per un attimo,

ti stringerò la mano

sorridendo,

poi volgerò le spalle

e me ne andrò, in silenzio

piano piano rientrerò

dentro a quel mondo

all’improvviso vuoto.

Poi, passerò il mio tempo

ricordando

di certo piangerò ma,

di nascosto.

Non sarò ad aspettarti

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Mi sono inginocchiato,

ho pianto, imprecato,

pregato.

Ho invocato Dio e i santi,

sono ricorso a medici,

guaritori e maghi.

I miei sogni,

sono diventati incubi.

Il mio cervello

più volte è esploso,

più volte è impazzito

nella ricerca della pace,

del silenzio,

della solitudine

privata del tuo ricordo.

Ho sentito i miei visceri

contorcersi, annodarsi,

il mio stomaco chiudersi

in una dolorosa morsa,

ed il mio cuore accelerare

i battiti sino allo spasimo,

solo

per un “Ti amo” non corrisposto.

Ma ora basta,

ora alzo gli occhi al cielo

e rido.

Rido di me

e di ciò che ho passato.

Rido, rido e ancora rido

e prendo amore ovunque

senza respiro

senza problemi

senza dar nulla in cambio,

e se ancora penso,

ti amo

so che sarà per poco.

E quando tu verrai,

perché verrai,

forse

non sarò ad aspettarti.

Tutt’al più – Dialogo

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Tutt’al più

ti dirò qualche cosa

narrerò di una certa chimera

che a te possa

sembrare poi vera.

Ti dirò…

non so cosa

citerò qualche fatto,

tutt’al più…

tutt’al più starò zitto.

Tutt’al più,

ti dirò che ti amo,

(dentro a te

sarei carta ch’io menta)

ma lo dirò,

sol per farti contenta.

Libero

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Mi hai ridato la mia libertà,

mi hai detto: “Vai!”

e sono andato.

Libero,

potrò nuovamente correre

su tutti i prati,

cogliere frutti da tutti gli alberi.

Libero,

di nuovo prenderò amore senza darne

amerò senza soffrire.

Cavaliere errante

in molti cuori lascerò il mio nome.

Libero,

libero e solo

come un cane senza padrone,

come un uccello senza ali,

come un uomo senza mete.

Libero di andare ma non di restare.

Libero, libero, libero,

dolorosamente, amaramente, inutilmente

libero.

Quelle cose che dici… (depressione)

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Quelle cose che dici
in cui credi,
la tristezza che hai
non te l’ho data io.
La inventi,
priva di parole
muta
ti sale di dentro ed appare
ed io,
che ti resto a guardare
non conosco il motivo.
Tu ridi e scherzi
fra giochi infantili
e frivoli lazzi,
ma poi all’improvviso
tu caschi,
e dal fondo rinasce
un pensiero
nero che ti opprime,
creato al momento,
è forse che vivi
più bene soffrendo?
E’ forse per te
la tristezza più muta
la sola tua vera
ragione di vita?
Rispondi se credi,
se no, sta in silenzio
nel mondo dei morti
c’è pace, ma dentro
c i son solo vermi
che vivon di pianto.
Lo so,
non è bello
il mondo in cui vivi,
ma dimmi perché
con le tue parole
vuoi fare di ghiaccio
la luce del sole,
vuoi fare più nera
e più cupa le notte?
Non hai la risposta,
questo lo sapevo.
Tu dici soltanto
che tu sei così.
Così come cosa?
Cosi come chi?
Silenzio, ora taci.
Con gli occhi socchiusi
visioni rapaci
solenni e silenti
ti muovono al pianto
ed io, che ti guardo
ti prendo vicino
e in silenzio combatto,
senz’armi indifeso,
quegli incubi cupi,
nemici
che io non conosco.
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