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Quelle cose che dici… (depressione)

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Quelle cose che dici
in cui credi,
la tristezza che hai
non te l’ho data io.
La inventi,
priva di parole
muta
ti sale di dentro ed appare
ed io,
che ti resto a guardare
non conosco il motivo.
Tu ridi e scherzi
fra giochi infantili
e frivoli lazzi,
ma poi all’improvviso
tu caschi,
e dal fondo rinasce
un pensiero
nero che ti opprime,
creato al momento,
è forse che vivi
più bene soffrendo?
E’ forse per te
la tristezza più muta
la sola tua vera
ragione di vita?
Rispondi se credi,
se no, sta in silenzio
nel mondo dei morti
c’è pace, ma dentro
c i son solo vermi
che vivon di pianto.
Lo so,
non è bello
il mondo in cui vivi,
ma dimmi perché
con le tue parole
vuoi fare di ghiaccio
la luce del sole,
vuoi fare più nera
e più cupa le notte?
Non hai la risposta,
questo lo sapevo.
Tu dici soltanto
che tu sei così.
Così come cosa?
Cosi come chi?
Silenzio, ora taci.
Con gli occhi socchiusi
visioni rapaci
solenni e silenti
ti muovono al pianto
ed io, che ti guardo
ti prendo vicino
e in silenzio combatto,
senz’armi indifeso,
quegli incubi cupi,
nemici
che io non conosco.
                                    refusi

Solstizi

 

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E’ successo una volta
per strada,
e la storia è finita,
è successo per caso
per strada,
e la rosa è appassita,
io
l’ho vista diversa, cambiata
di se stessa invaghita,
e così
da una splendida notte stellata
di una sera d’estate,
lei è diventata
una livida alba mancata
di un mattino invernale
quando il freddo è pungente
e fa male.
Quando resta soltanto
la voglia di stare
sotto calde coperte a sognare
di nuovo il ritorno
di un mese di aprile
con un più caldo sole
e di un nuovo amore
disposto a fiorire.
E di nuovo hanno chiuso le porte
ad un cuore pedestre
un cuore da circo equestre
disposto a rischiare
e da sempre intento a viaggiare
sulle onde
di un mare inventato,
sulla schiuma di un fiume sognato,
fra montagne coperte di abeti
e fra cime innevate,
sulle note di dolci canzoni
cantate, solamente col cuore
perché un groppo
ti chiude la gola e la voce
non vuole passare.
E ora cerco di nuovo una strada
una nuova fortuna, un paesaggio di luna
che mi faccia di nuovo sognare
ritrovare la voce e cantare
a due occhi di bimba sgranati
a guardare il mio viso,
e io possa di nuovo tornare
ad amare un sorriso.

 

Ti guardo

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Ti guardo
ti vedo giungere da lontano…
vedo i tuoi fianchi,
curve sinuose incedere,
agili dentro al mondo
cercare un luogo dove
posare il corpo
ed al pensiero dare
libero sfogo.
Ti guardo,
ti vedo incedere,
porgere
l’altero fiero seno
di tenerezza colmo
senza vergogna alcuna
a chi d’amore degno
vorrà porvi la mano.
Ti guardo,
e vedo dita leggiadre togliere
un ribelle ciuffo biondo
che ti celava gli occhi
e vedo,
vedo un lago profondo
carico di misteri,
vedo brillare stelle
che luminose oscurano
di colpo i miei pensieri
lasciandomi così
come un naufrago privato di parole
dentro un assenza totale di rumori
dentro lo sguardo di un antico sole
affascinato da suoni e da colori
senza più niente chiedere
io…
mi perdo

Non lascerò

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Io, non lascerò
alcun ricordo del mio passaggio.
Nulla che possa
rendermi immortale.
Niente, non opere ne atti,
che possano ricordarmi al mondo,
o al luogo in cui vissuto,
niente e nessuno porterà il mio nome
non una nota, una targa, una via,
una tomba, neppure un ombra
e come polvere
mi dissolverò nel vento.
Sarò nei ricordi di alcuni,
per qualche anno, qualche mese,
qualche giorno, qualche ora.
Ma non mi importa
la morte non consente di apprezzare.
Ma so che sarò nel suo cuore
sino che avrà vita.
E questo mi rallegra
e mi addolora.

e ancora mi chiedo se…

il-dubbio

 

 

Ora mi chiedo
se…
se veramente ti amo.
Amore,
che strana cosa,
il dubbio sempre,
la voglia di sapere,
mai la certezza.
Non c’eri
e già ti amavo
Ora tu arrivi
e il dubbio nasce.
Cercarti,
oppure…
lasciare che sia tu,
forse
a venire.
Forse non sei,
forse in te
io vedo…
e ancora
mi chiedo se…

Cose di carta

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Bianchi fogli ingialliti dal tempo

dove esili tracce di inchiostro

hanno tracciato tortuosi sentieri.

Hanno viaggiato varcando confini

trasportando illusioni e pensieri

dentro a servili buste racchiusi

lacerate da febbrili mani

tante storie diverse che l’ieri,

sacralmente consegna al domani.

Hanno generato sorrisi e sospiri

altre volte salmastra rugiada

se ne nota una piccola traccia

osservando una macchia sfocata.

Ora giacciono, scordati nel buio

dentro ad un cigolante cassetto

allacciati da un nastro sbiadito

dentro a un mobile a lato del letto.

Poi il cassetto ritrova la luce

una mano rovista curiosa

nel silenzio improvvisa una voce

nella stanza risuona gioiosa

Hai trovato qualcosa?”

Niente” è la pronta risposta
rimarcando una nota delusa,

Solo fragili, cose di carta.”

Un’altra volta

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Rimani lì!

Forse,

sarai ancora,

domani.

Oggi no,

scompari.

Oggi

sarò di nuovo

carne e sangue

desideri e voglie

e vita.

E l’amore?

Via,

lontano

oggi, no

un altra volta

forse

non ora.

Ora devo correre

non ho tempo

mi aspettano.

Se, e quando

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Se, e quando,
porrò ordine
agli istinti
che,
in flussi e riflussi
portano i miei passi
in nessun luogo,
in un groviglio di desideri
e decisioni mancate.
Se, e quando,
vorrei
tu fossi presente
affinché tu sia
l’ultimo sogno,
l’unico desiderio,
il solo scopo
della mia vita.