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Gen 7, 2020 - pensieri, poesie    1 Comment

Indietro…

diogenes

Indietro
torniamo indietro,
torniamo
a stringerci la mano
ad ascoltare
a parlare piano,
prendiamoci di nuovo
il tempo per sognare
per chiudere gli occhi 
per pensare.
Indietro
torniamo indietro a...
a quel sogno
che non è mai stato,
a quel tempo
che non è il passato,
indietro
torniamo indietro.

refusi
Nov 16, 2019 - pensieri    No Comments

Il silenzio della sera

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Dei fruscii lontani, fra il buio e fioche luci di lampioni che illuminano strade deserte, paiono sospiri di persone assenti. L’ora dell’abbandono, le luci negli uffici si spengono e lavoratori abbandonano le loro postazioni, i monitor non diffondono più luci, la tastiera è silente, sarà una lunga notte di buio, fatto salvo i peones che a quest’ora prendono possesso delle strade, dei quartieri, accendono falò e candele per illuminare le loro tastiere anomale, non fanno parte del gruppo, cantano fuori dal coro, canzoni stonate per i più, melodiose per pochi. Cantano per loro su tastiere silenti innalzano un coro di amicizia, al di fuori di ogni stereotipo, da qualsiasi obbligo contrattuale, suonano la loro musica, all’apparenza banale ma carica di amicizie e di affetto, il più delle volte ignorati perché è difficile partecipare se si canta nel coro.

Ott 18, 2019 - pensieri, poesie    No Comments

Commiato

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Addio fratello,
ti credevo amico.
Deluso
andrò per la mia strada
senza una parola
ne un saluto,
che il mio perdono
accrescerebbe solo
il tuo rimorso.

 

Ott 8, 2019 - dialoghi, pensieri    No Comments

Coppie moderne

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Le vedi, sembrano le copie in carta carbone le une delle altre, stanno seduti entrambi sulla stessa panchina, affiancati, possono avere trenta, quaranta, cinquanta a volte anche sessantanni. Non si guardano, non si parlano, non si cagano nemmeno, eppure, sono una coppia. Stanno entrambi con lo sguardo fisso sullo schermo dello smartphone, capo chino, le dita in veloce movimento scorrono le pagine o digitano messaggi, silenziosi e muti come due estranei. Poi la sera sul tardi si guarderanno negli occhi ma non si scambieranno un sorriso, si parleranno, ma non saranno tenerezze, sarà un confronto, una gara, conteranno gli i like e i fall over ricevuti nel corso della giornata per le quattro stronzate scritte sui social, il perdente si sentirà avvilito, demoralizzato, prostrato e il vincitore sarà tronfio come… un cappone.

If… se… Ovvero Dio esiste?

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Mastico poco l’inglese, anzi quasi per nulla, evito di usare nei limiti del possibile terminologie in questa lingua a me aliena, dico sempre fine settimana e non week end, ma di certo non posso dire topo in luogo di mouse, però dove possibile evito, però… però “If” se … questo piccolo congiuntivo in inglese mi ha sempre affascinato. If… già il suono nel pronunciarlo ha un che di magico, di misterioso, sospeso ed ineluttabile. Ma perché proprio ora e proprio if.. già perché? Perché diciamo che mi sono posto una domanda alla quale cerco da tempo di dare una risposta. Ma Dio esiste? Onestamente credo di avere risposto, o quanto meno a livello personale ho raggiunto una mia convinzione, no io non credo in dio e lo scrivo in minuscolo non per una forma di mancato rispetto ma solo perché lo considero un termine generalizzato e relativo a tutti gli dei venerati ora e in passato sulla terra, tutti, e dico tutti hanno nei confronti delle storia umana delle pecche di credibilità, alcune macroscopiche, altre abilmente celate all’interno di dogmi e di falsi storici abilmente costruiti nel corso di secoli e non verificabili. Ma comunque non posso affermare con certezza che un dio non esiste, posso solo affermare che non credo in nessun dio. O quanto meno non credo che “se”… eccolo il mio piccolo congiuntivo che viene al nocciolo delle questione, comunque dicevo che “se dio esistesse” – if god existed” (questa suona meno bene) sicuramente non riuscirei ad associarlo a nessun dio proposto dalle nostre religioni. Il Dio creatore dell’universo, dispensatore del bene e del male, il solo depositario della verità e del sapere, naaaaa, troppo scontato. Io me lo vedo come un vecchio signore incanutito, all’interno del suo laboratorio, nel centro dell’universo, avvolto in un camice bianco, (avete presente Einstein?) intento a elaborale le sue invenzioni, le sue teorie, i suoi passatempi. Che all’improvviso costruisce una trottola, tutta colorata di forma ellissoidale, con la quale ci gioca per alcuni millenni, (il suo concetto del tempo è decisamente diverso) poi annoiato la getta fuori dalla finestra senza rendersi conto che quella minuscola trottola, quell’esile ellisse è in grado di auto riprodursi, migliorarsi, evolvere… ma allora se… IF…..

E comunque “If god existed” se dio esistesse, vorrei che fosse donna.

Mag 11, 2019 - pensieri, poesie    No Comments

Peccato (filastrocca triste)

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Da bambino

smarrii il mio primo regalo,

un soldino.

Con la pena nel cuore

gli occhi gonfi di pianto

per il grande dolore,

lo cercai, lo cercai

ed esplosi in un urlo di gioia

quando lo ritrovai.

Ma poi sono cresciuto

e nella vita

molte cose importanti ho perduto,

ma non ho più cercato

ho scrollato le spalle,

me ne sono scordato,

e non ho mai più pianto,

peccato.

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      Il sogno
…la sensazione che si prova scendendo con gli sci sulle piste innevate, l’aria che ti sferza il volto il riverbero del sole sulla neve che malgrado gli occhiali ti costringe a strizzare gli occhi, sciare senza forzare, lasciarsi scivolare dolcemente lungo pendii in paesaggi che la neve immacolata ha reso di fiaba, fermarsi ad una curva della pista, dove il panorama si apre ai tuoi occhi come un quadro d’autore, dove il contrasto fra il verde dei pini, il bianco della neve, il rosa marmoreo delle cime e l’azzurro cosi intenso del cielo graffiato dagli artigli bianchi di qualche aereo ti fa venire voglia , e alcune volte lo fai, di lanciare un urlo di gioia apparentemente immotivato…
             

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         La fatica
… amore per la montagna, di quella sensazione che si prova dopo aver camminato od arrampicato per alcune ore, a seconda delle capacità, sui costoni della montagna, quando arrivati sulla cima, magari in solitudine ci si acquatta un attimo per riprendere fiato, poi piano piano si volge lo sguardo verso le altre cime che sorgono attorno, le ultime tracce di neve, sbuffi bianchi di nuvole che sembrano essere rimasti incastrati fra cime e le verdi valli che scendono verso il piano, piccoli aglomerati di case sparse qua e là a casaccio da un pittore capriccioso, e più sotto paesini un po’ più grandi da dove anche se lontani, debole giunge il suono delle campane. Quella sensazione che ti spacca l’anima, che ti fa salire le lacrime agli occhi , come una sensazione di grande dolore o di grande gioia, è l’anima lacerata che si aggrappa al cielo e che non vorrebbe più scendere…

sogno


La meditazione
…ogni tanto mi perdo con gli occhi a fissare l’orizzonte, e scordo ogni altra cosa, i mie occhi seguono ogni risvolto di quel mondo che scorgo laggiù lontano, ne indagano ogni affranto, ogni ombra, ogni macchia di luce, che sia un lontano albero fiorito, o il riflesso al sole del vetro di una casa immersa nel verde, e mi vedo seduto sotto quell’albero o  su di una poltrona dietro ai vetri di quella casa e ho la vaga impressione che la cosa sia reale, sento di essere presente in quei luoghi, e la sensazione confusa di stare vivendo più vite contemporaneamente si diffonde in tutto il mio essere e allora credo che tutto il mio corpo si allarghi si distenda nello spazio e nel tempo ad assorbire tutto il paesaggio che mi circonda, che lo avvolga e che ci si adagi in una comune percezione di vita…

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La domanda
…ogni tanto la notte, quando soffro d’insonnia, spesso, esco sul terrazzo e guardo il cielo, qui, lontano dalle luci e dall’inquinamento delle città e sopratutto nelle notti invernali il cielo brulica di stelle, più guardo e più ne vedo e penso che
………………………oltre………. ………………
Prendo il binocolo ed osservo nuovamente e mi rendo conto che le stelle visibili così aumentano a dismisura e che ancora
……………………..oltre……….. ………………
Mi chiedo se un effimera, che esce dall’acqua, tende le ali e frenetica assolve al suo compito nell’arco delle ventiquattro ore della sua vita si sia mai posta anche lei la domanda
……………………..oltre……….. …………………

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la coscienza                                                    

…l’allegoria del vento, e dell’onda, il vento che soffia e disperde, portandoti a ricostruire con maggior cura quanto avevi già fatto, l’onda che rimuove e riporta sempre con moto ineguale, provocando comunque differenze e cambiamenti nell’animo delle persone, che ti spinge a crescere o ad abbandonare, io sono il vento e l’onda, sono il distruttore ed il costruttore di me stesso, sono la ricerca e la fuga e forse proprio per questo io non sono nulla…

e per finire…

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la realtà

Perso nei miei pensieri

dimentico

la realtà dei fatti,

il quotidiano bisogno

e le necessità

che conducono al compromesso.

Monologo da un dialogo di un forum perso e domande senza risposta 8 , fine.

B&W - Solitude

il tempo mi sembra molto indeciso,

forse addirittura più indeciso di me, certo che sarebbe una bella gara, forse riuscirei a vincere sul filo di lana, con un ultimo rigurgito d’orgogliosa indecisione. Lui è li che tentenna, fra un passaggio di nubi, uno squarcio di sereno e un occhiata di sole, tentenna. Io da parte mia mi siedo al pc, mi alzo, vado a guardare fuori, che faccio esco, non esco, mi risiedo al pc, e quelle famose foto che da tempo mi ero ripromesso di fare? Che faccio? Le faccio o non le faccio? (orrendo) Così rimango qui, i minuti passano ormai è mezzogiorno, ora di pasto, rimandato tutto al pomeriggio. Mentre la lotta titanica fra due indecisioni continua imperterrita, chi vincerà alla fine, io o il tempo?

click, click, click
certo è facile, con una macchina digitale, con un estensione ottica di 12 per, una scheda da otto giga, è facile continuare a fare click, solo che non è la stessa cosa, puoi visionare subito la foto e scartarla, oppure puoi continuare a scattare, un click dietro l’altro, tanto i soldi li hai già spesi, ed i click non ti costano nulla, poi con calma la sera al pc, scarichi le foto le guardi e allora ti accorgi che il novanta par cento di quei click avresti potuto evitarli, come avresti fatto con quella vecchia reflex analogica, dove ogni scatto aveva il suo costo di pellicola e di sviluppo e dove con pazienza e senza fretta cercavi il risultato, ma i tempi cambiano ora si va di fretta, e allora vai col click, click, click click,click…
Le strade di campagna

le strade di campagna sono uguali ovunque, quante volte le ho percorse da ragazzo, costeggiando campi di grano, di mais, filari di uva, camminando su quelle strade che ti coprono le scarpe di terra quando e secco, o te le inzaccherano con le loro pozzanghere quando ha piovuto, percorrerle e come percorre i ricordi…
e si diventa vecchi nonostante
peter pan sta ancora cercando l’ombra, evitando però di passare davanti agli specchi, che potrebbero rivelare quanto lui cerca di ignorare, le piccole rughe agli angoli degli occhi, l’argento dei capelli che inizia a prendere il sopravvento, un leggero accenno di pinguedine che un po’ di sport e di attività fisica riescono a tenere sotto controllo ma non ha eliminate completamente, e che solo un opportuna quanto indifferente contrazione dei muscoli addominali riesce a celare agli altrui sguardi. Ma i piccoli acciacchi quotidiani, quei piccoli dolorini che a caso e senza una ragione apparente appaiono e scompaiono, saltuariamente ed in luoghi sempre differenti, riducono la tua presunzione di ignoranza in frammenti, e fuori continua a piovere…
é ora di porre il sigillo
a questo giorno, trascorso come qualsiasi altro, fra picchi di bianco e di nero, ma come sempre con troppo grigio, notte
sempre…
c’è chi nasce guardandosi dentro e che poi continua farlo per tutta la vita, chiedendosi sempre il perché di ogni decisione, di ogni atteggiamento, di ogni rinuncia, di ogni volta che ha scrollato le spalle e si e diretto altrove decidendo che non valeva la pena di combattere e di tutte quelle volte, troppe, che ha abbattuto muri di mattoni a testate facendosi male, ma sorridendo al ricordo e pensando, sì ne è valsa la pena…

e la vita continua
sempre, incurante delle nostre gioie o come succede più frequentemente dei nostri dolori, lei segue il suo percorso standardizzato come il tempo, siamo noi che dobbiamo adeguarci al suo passo, al suo incedere, cercando comunque di non dimenticare mai chi ci ha accompagnato lungo il percorso e di chi continua ad accompagnarci…

da qualche tempo le parole
non trovano più la strada, rimbalzano confuse contro le pareti del cranio e si disperdono lungo i meandri di dedalo, e non ho più nemmeno le piume ne la cera, Icaro se n’è già andato a cercare il sole…

la tranquillità di una cena
fatta sul terrazzo, un’abitudine ripresa dopo che un tempo irascibile ne aveva sospeso il rito, monti all’orizzonte, il lago giù sotto si intravede fra piante e tetti di case, in alto le rondini solcano ancora il cielo, si comunque è bello vivere… a volte

ora la musica
risuona ancora nelle mie orecchie, Mozart sinfonia n.40 1° movimento, Beethoven sonata al chiaro di luna, Vivaldi la primavera, e un sorriso accompagna il ricordo di quella musica che più che nelle mie orecchie vibra ancora nella mia anima, e il resto è nulla
vedere i fuochi e…
tornare bambino, ricordi che ti riportano alla tua infanzia, fra le braccia di papà, gli occhi sbarrati a guardare il cielo pieni di stupore per quelle luci, quei colori che esplodevano brillavano e poi si spegnersi nel buio e subito ricominciare di nuovo a tracciare cascate colorate nel buio, un po’ spaventato dai botti, ed è anche per questo che amo i fuochi artificiali….
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border-line …

jeans a vita bassa, ti ondeggiano davanti agli occhi, li segui con lo sguardo e non solo, i tuoi passi cambiano di ritmo, si adeguano, sul ritmo e sulla frequenza mantengono le distanze,e tu, come un serpente incantato dalla silenziosa musica dei gesti dell’incantatore la segui rimbalzando su sconosciute note, su, giù, sinistra destra, su, giù…..siamo presi. Il passo aumenta seguendo ora il pulsare del sangue, più in fretta, più in fretta, affianchiamo quei jeans, li superiamo, e a questo punto con gesto distratto volgiamo lo sguardo, volendo fare intendere che il nostro interesse e diretto a quella vetrina che come per incanto è apparsa di lato. Ma contemporaneamente gettiamo uno sguardo, osserviamo, un volto ancora bello ma stanco, due occhi che hanno pianto e che ancora trattengono negli angoli le tracce di piccole lacrime, improvvisamente così ci fermiamo, con l’atteggiamento di chi in quella vetrina ha scorto l’oggetto che sta cercando da una vita, senza più il coraggio di regalarle nemmeno un sorriso

earl grey
il bollitore sul fornello fischia, l’acqua è pronta, si versa nella tazza e col fumo nell’aria si diffonde l’aroma del bergamotto, lo si lascia così a macerare ed a raffreddare un attimo, poi lo si berrà, senza latte, senza limone, senza zucchero. Solo così, earl grey
fuori dalla finestra …
monti coperti da nuvole che piano si diradano, lasciando spazio ai primi timidi raggi di sole, fra spiragli lontani, si scorge a tratti il bianco della prima neve, laggiù le acque scure del lago deserte, portano alla memoria altri giorni, mentre piano salgono dal basso, sospinti dall’eco i suoni profondi delle campane

È’ una sera come un altra…

una delle tante, ce ne sono state, e ce ne saranno ancora, una di quelle sere in cui nemmeno le domande, non solo le risposte trovano la strada per uscire dal labirinto, una serata tranquilla allora? Sì, in effetti è così, una serata in cui non ti poni problemi, una serata da mangiatore di loto, dopo cena ti affacci sul terrazzo, osservi l’orizzonte all’imbrunire vedi il profilo quasi nero dei monti spaccare di netto un cielo ancora chiaro dell’ultima luce del tramonto, mentre più sotto il lago invaso dalle avanguardie del buio si confonde con le sponde, respiri quasi con beatitudine l’aria fresca che scende dalla valle e non ti chiedi ne perché ne per come, non ti domandi cosa ti porterà il domani, ma rimani così, perso nel labirinto delle ultime ore di un oggi ormai trascorso…

fine?

Feb 5, 2018 - dialoghi, pensieri    No Comments

Monologo da un dialogo di un forum perso e domande senza risposta 7

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ieri sera tuoni,

nuvole nere si sono rincorse per il cielo a ricoprire le stelle, il tempo ha fatto la voce grossa, poi senza avere messo in atto la minaccia si è diretto altrove. Questa mattina il cielo è terso soffia un leggero vento l’aria è pulita ed il sole è già caldo, si penso che fra non molto andrò sul terrazzo a soleggiare

 

il tempo …. forse cucino

pasta saltata in padella, speck, radicchio e noci, il profumo sale nell’aria e si confonde con le note di uno svogliato violino, il gatto nero che si era confuso con i tasti del pianoforte, ora si distrae annusa l’aria e circospetto si avvia verso quella nera padella che figlia del suo tempo diffonde poesia nell’aria

 

qui

sempre qui ritorno, per postare poche parole che in altri luoghi sarebbero incomprese ed inutili, solo qui perché qui io mi leggo

 

Morfeo tarda ….

Morfeo, ultimamente io e lui siamo diventati quasi incompatibili, io lo attendo sempre le ore della notte ma lui resta a vagabondare altrove e poi quando lui si presenta è tardi ed io non ho più molto tempo da dedicargli, e i sogni non sono altro che piccoli spezzoni presto dimenticati, fugati dalla luce del sole che come lama di luce li trafigge riducendoli a minuti coriandoli… notte e forse anche tu hai ragione ma io credo che il sesso possa respirare liberamente, ma non separatamente perché se ami non lo puoi scindere

 

cocktail in un momento di lucidità ….

solo ora causa temporale, ho potuto collegarmi, avevo già letto prima il tuo post, e pensavo di risponderti in qualche modo, ma non ho trovato il campanello e le porte a cui bussare sono troppe, ognuna col suo aspetto diverso, ognuna che chiede di essere capita ed apprezzata per quello che è, o per quello che crede di essere, mentre anche lei osserva le altre porte con la mano sospesa

 

nell’angolo in fondo

al terrazzo, a lato della bouganville, e sotto al vaso dì surfinie rosse appeso alla parete, un tavolo apparecchiato. Sulla tovaglia di iuta grezza, grossolanamente intrecciata spiccano il bianco di una fumante teiera e il grigio acciaio di una moka appena tolta dal fornello. Nel cestino grosse fatte di pane bianco e nero, due vasetti di porcellana con marmellate di mirtilli e di arance amare preparate artigianalmente, nel centro della tavola, sopra ad un piatto, una torta di grano saraceno accuratamente tagliata. Quattro tazzine attendono con pazienza i commensali per la colazione…

 

ora piove

il cielo si è fatto di un grigio uniforme, plumbeo come si suole dire, l’aria si è rinfrescata, ora piove, ma è una pioggia tranquilla, pacata, senza lampi violenti, senza il botto dei tuoni, piove in silenzio, in un leggero ticchettio che accompagna i pensieri lungo il sentiero dei ricordi…

 

un lunedì di lavoro deve essere stato

pesante per molti, e non credo che ora qualcuno passerà da queste parti, pertanto auguro a tutti una buona notte e anch’io vado alla ricerca di un sogno, quale? Quello che arriva naturalmente, sempre che arrivi, i sogni non hanno stazioni ogni tanto passano e se sei svelto li prendi al volo salvo poi scordarli al risveglio

 

qui oggi le nubi

ancora oscurano il cielo, ma sono più alte e liberano le cime dei monti, quasi di fronte a casa, leggermente sulla destra, svetta sopra tutte la vetta del Legnone, ancora una volta spicca contro il grigiore del cielo bianca, interamente coperta di neve, buona giornata a tutti

 

Gira, gira, gira…

La trottola, un vecchio gioco ormai dimenticato, come tutte le cose appartenute ad altri tempi, eppure era un gioco interessante e a suo modo impegnativo, era un gioco di abilità dove vinceva il più bravo, sì, chi riusciva a far girare la trottola più a lungo. L’abilità consisteva nell’avvolgere strettamente lo spago attorno al perno metallico alla base della trottola ed al gesto rapido della mano con cui poi si svolgeva lo spago mandando la trottola a volteggiare sul pavimento mentre girava rapida su se stessa disegnava ellissi in lente volute. Ricordando quei tempi mi viene da chiedere, noi chi siamo, la mano, lo spago o la trottola?

 

sera fredda

il cielo è sempre grigio se pur privo di pioggia, è ancora chiaro e le montagne all’orizzonte risplendono bianche di neve, la voglia di scendere in cantina, ripulire gli sci è partire è grande, ma ho controllato, nessun impianto aperto, qualcuno lo sarà già da settimana prossima, quelli dello sci estivo intento, Cervinia, Stelvio, Tonale , Senales, ma forse allora il sole splenderà alto, le temperature saranno estive e la mia voglia di neve avrà lasciato posto a una voglia di lago…

 

ordine nel disordine … discordanze

forse il caos non ti s’addice, ma nemmeno l’ordine maniacale, oggi è freddo e la lana è calda, come quelle lenticchie con lo zampone che hanno rinvigorito il mio stomaco in un attimo di rigurgiti invernali, ogni cosa ha il suo posto, anche se alcune volte non è quello che noi gli assegniamo, come gli sci, puliti e imballati giù in ripostiglio, ma che dentro la mia mente fremono della voglia di solcare le piste lasciando precise tracce sulla neve che scorgo lontana sui monti, alcune volte il desiderio ed il sogno sono più grandi di noi e a nulla vale quel posto che noi abbiamo loro riservato

 

esistono delle buone ragioni

per voler scrivere qualche cosa, ne esistono altrettante per non volerlo fare, oggi, sono entrambi assenti, ma è una bella giornata, il sole splende e nel cielo non vi è traccia di nubi, e forse troverò altrettante buone ragioni per fare qualche altra cosa

 

Sarà che tutta la vita è una strada con molti tornanti

sì, comunque sia è così, che siano difficoltà, o ricordi o la paura di ricadere nel luogo dal quale a fatica ci eravamo allontanati…

sì, lo so, credere che la vita sia facile è solo un illusione, la vita è difficile, per fortuna ci sono attimi che ci fanno comunque desiderare di viverla… anche se sono pochi e brevi, ma ce sempre la speranza che si ripetano

 

sì, c’è sempre qualche cosa, magari piccola, ma che ci aiuta a credere che poi potrà assere meglio, sono le piccole cose che rendono la vita degna di essere vissuta, quelle piccole cose che ci appartengono, quelle piccole cose di cui che le persone che ci sono care tutti i giorni ci fanno dono…

 

Il cielo azzurro arricchito da qualche bianca nuvola

il sole, la temperatura piacevole mi hanno spinto ad allungare la solita passeggiata, così camminando tranquillamente lungo le rive del lago, ho lasciato Menaggio e sono giunto sino a Tremezzo, Cadenabbia, sino all’ingresso di Villa Carlotta, dove stazionavano decine di pullman, e centinaia di turisti si accalcavano all’ingresso per visitare i giardini fioriti della villa, anche da fuori si possono scorgere i cespugli ancora fioriti delle azalee, mentre le alte piante delle camelie ormai sono prive di fiori. Il rientro è stato un po’ più faticoso, ma comunque salutare e ora penso che mi dedicherò con molta attenzione alla cena, ciao a più tardi

 

finalmente non piove, o no

supera la pigrizia, quel maglioncino di lana sulla pelle è piacevolmente caldo e ti accarezza, attenua il freddo e anche la tristezza si allontana, vinta dal tepore che piano si diffonde dentro, e il self made diventa più produttivo ed efficace,