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Nov 15, 2021 - poesie    No Comments

C’è – Filastrocca politicamente s-corretta

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C’è un bambino che gioca

a pallone per strada.

C’è un prete che mormora

nero dietro a una grata.

C’è una vecchia che prega

china in fronte a un altare.

C’è un becchino che aspetta

per poterla incassare.

C’è un contadino sudato

che ara la zolla.

C’è un politico astuto

che arringa la folla.

La vecchietta ora è morta

e ha arricchito il becchino

all’altare che piange

è rimasto il bambino.

L’uomo in nero ora è uscito

ed osserva la strada

e il bambino che gioca

e la cosa lo aggrada.

Il contadino ora miete

impugnando la falce

il politico astuto

ha arrosato le guance.

C’e un bambino che cade

dentro a un gioco proibito

c’è un prete bastardo

che l’ha circuito.

C’è una vecchietta che dorme

là nel camposanto.

C’è il becchino paziente

che attende un nuovo evento.

C’è un contadino in camicia

che batte il grano nell’aia

C’è un politico in tv

che non parla ma abbaia.

Il bambino è cresciuto

e non è più un bambino.

L’uomo nero è sparito,

ci ha pensato il bambino.

La vecchietta riposa

sotto a quel lumicino.

Tanto tempo è passato

morto è anche il becchino.

Il contadino è invecchiato

ed è andato in pensione.

Il tempo passando

cambia ogni situazione,

ma il politico è là

ingrassato e padrone.

Set 25, 2021 - pensieri, poesie    No Comments

Una strada nel nulla

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Guarda quella strada.

La vedi?

Vedi quel sentiero tortuoso

tracciato nel nulla?

Cercala,

la troverai.

Prendi quella strada,

quel sentiero senza contorni

che si intravede

in un vuoto irreale.

Segui quella strada

al di fuori del mondo,

il tenue, nascosto sentiero

dell’incoscienza, del sogno,

si delinea

in arcane immagini

al limite del sonno

della pazzia fantastica,

e cammina.

 

Don Chisciotte

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(chiedendo scusa a Cervantes)

 

Mie dame ora io giungo da lontano

più che dai luoghi ormai dal tempo

e raccontar cosa sussurri il vento

ormai mi par inutil se non vano.

 

Cavalier io fui nei tempi andati

ed in sella a nobili destrieri

in tempi che a me paion solo ieri

combattei a fianco dei soldati

 

per nobil cause e non per vil denaro

il volto sereno ed il mio sguardo fiero

l’elmo lucente al di sotto del cimiero

rinunciai a ciò che avevo di più caro.

 

Ma il destin con me fu assai crudele

confuso da nemici e burattini

scambiai per giganti dei mulini

ignorando il servo mio fedele

 

che suggeriva di evitar lo scontro

lanciai il cavallo giù per quella piana

volando poi per l’aire e sulla schiena

finii per terra con l’ossa rotte dentro.

 

Mia Dulcinea perdona questo fesso

che volea far l’eroe e cambiare il mondo

render quadrato ciò che da sempre è tondo

fu’ sol superbia e me ne accorgo adesso.

 

E a voi messeri porgo il mio saluto

a voi dame il mio sincero inchino

e poi in silenzio ed a capo chino

vado pel buio e torno ad esser muto.

 

Lug 28, 2021 - genesi e nemesi, poesie    No Comments

Apparenze

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Un volto nuovo,

di pochi sorrisi,

da molte lacrime

segnato.

Ma voi

non guardate quel volto,

ma il corpo suo

un povero corpo

coperto

da lise vesti,

e così, giudicandovi scostate.

Giu 6, 2021 - genesi e nemesi, poesie    No Comments

Ma, io ti riconosco

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Camminavo,

assorto nei pensieri

quando ti ho visto

là, dove eri ieri,

dove in effetti

tu sei sempre stato,

però che strano,

non ci ho mai guardato.

Mutevole d’aspetto

e di espressioni

carico di ansie,

di affanni, di emozioni.

Hai anche combattuto

per quello in cui credevi,

a volte con i buoni

a volte coi cattivi.

Pentito nei rimorsi

triste nei rimpianti

tutti confusi dentro

molti sorrisi e pianti.

Carico di ricordi

e, a volte, anche scordato

ma, io ti riconosco, tu 

sei il mio passato.

Piccolo mondo

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Piccolo mondo,

rimaste di te

le cose più tristi,

più amare, presenti.

Nude strade d’asfalto

bruciate e contorte,

campi aridi e brulli

deserti,

non più fecondati

dal sudore di uomini.

Città polverose

silenti di macerie,

ruderi

che racconteranno la storia

ai morti,

da che scoppiò su te,

piccolo mondo,

l’uragano d’ira

di pochi uomini.

Mag 3, 2021 - genesi e nemesi, poesie    No Comments

Esploratori

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Lanciati

alle scoperte più lontane

valicammo monti,

solcammo mari

ed ora i cieli

spinti a scoprire nuovi mondi.

Ma dentro noi,

che vento spira?

Quale corrente attraversa

il nostro buio?

Quante stelle nascono,

quanti mondi muoiono

ad ogni istante?

Dentro noi

esploratori esausti

vaghiamo all’infinito

fra bui sentieri,

lampi accecanti,

pallide albe

rossi tramonti.

Fra luoghi oscuri

e grida

personaggi osceni

s’affacciano a lambire il senno

ad ogni sogno.

Pianeti e soli,

solitari scogli,

aride, deserte plaghe,

immagini intraviste

rubate al sonno

scoprono parti di noi

del nostro mondo

chiuso alla ragione

creando

impossibili dubbi.

Quanno nun sarò più (ironicamente)

(e chiedendo scusa ai romani)

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Quanno nun sarò più

‘m’emporterà più gnente

de me, de te,

de tutta l’artra gente.

De fa della politica,

neppure de fa et tifo,

de questo monno ‘nfame,

de tutto questo schifo.

Quanno nun sarò più

questo sarà l’andazzo

ma mo’ vorrei sape’

perché sto qui e m’encazzo?

 

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