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Lug 4, 2020 - poesie    No Comments

Canzone straniera

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Tristi

le note della canzone

che si alzano

nell’aria pesante della sera.

Parlano

di case lontane

di volti di gente straniera,

di lacrime, di risa,

di voci dolci o rissose,

ma sempre

note cariche di ricordi

rimpianti

per un paese lasciato.

Struggente malinconia

danzante

si vibranti corde

mosse da tozze

callose dita

ad accompagnare

la tristezza di un anima.

Giu 29, 2020 - cantilene, poesie    No Comments

Cantilena infantile, o quasi

Budapest - Scarpe della Memoria-51-3

 

 

Questa

è la storia

di una scalpa bucata, lasciata

così

sola e abbandonata accanto

a un letto

disfatto

in un campo distratto, sulla

riva di un fiume.

E il fiume

che andava

la vide e gli chiese:

Che resti qui a fare?

Nessuno

di certo, ti verrà più

a cercare.

Dai, vieni

io seguo la strada che va

verso il mare,

laggiù potrai stare sulla spiaggia

dorata

a prendere il sole

e quando vorrai ti potrai bagnare

nelle docili onde dell’acqua

del mare”

La scarpa si mosse e

si fece portare.

Giu 23, 2020 - genesi e nemesi, poesie    No Comments

Sogni pagani

 

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Quando noi

in altri tempi

corremmo col pensiero

in spazi ora dimenticati.

Quando noi,

in dissimili corpi

tra astri e vuoti spazi

seminammo vita.

Ora,

persa ogni capacità,

piccoli demoni esuli

ci illudiamo

di non essere mai stati

quasi dei.

Di quei ciclopici

maestosi resti

non comprendiamo il messaggio.

Allibiti,

pur conoscendone l’esistenza

li ignoriamo

o diamo al loro esistere

false spiegazioni,

puerili,

come infantili scuse,

senza capire che

fu opera nostra

di…

quando noi

in altri tempi.

 

 

Giu 18, 2020 - genesi e nemesi, poesie    No Comments

Dentro l’incubo (Cantilena finale)

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Ciao fratello.

Ho aperto la porta

è comparso l’uccello,

poi ho richiuso la porta

ed è scomparsa la vita

e l’uccello rinchiuso

gridava :”E’ finita, è finita

questa inutile vita.”

E’ cambiata la sorte

ora dietro la porta

sai chi bussa? E’ la morte.

È la morte sovrana,

signora e padrona.

Tu la credi cattiva, crudele

ma è buona.

Ora il canto d’uccello

si riduce a uno strido

poi è tutto silenzio,

così tutto è finito.

E subentra la pace

che dilaga sovrana

dolcemente cancella

anche l’ultima pena.

Resta sopra al divano

un oggetto sdraiato

è sol ciò che rimane

di qualcosa che è stato.

Giu 12, 2020 - genesi e nemesi, poesie    1 Comment

Riflussi

base

Sabbia, sabbia,

sabbia,

nel nostro cervello.

Cullata dalla risacca

scopre e ricopre

sogni,

frammenti di verità

persi di nuovo

nel riflusso.

Sabbia, sabbia,

sabbia

sul nostro amore.

In vortici impetuosi

nasce

poi mestamente

in nuovi gorghi

si spegne, muore.

Sabbia, sabbia,

sabbia

sulla nostra vita

in un onda nata

e in un onda finita.

Fra brevi spazi

scoppi d’amore e d’ira.

Resta un mistero, 

a cosa sia servita.

Come se fosse nulla

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Lui aprì gli occhi

come se fosse giorno,

e sentì un brivido

come se fosse inverno

entrò nel sogno

come se fosse vita

si inchinò sul palco

come se fosse recita.

Ma poi la vide

come se fosse nuvola,

sola nel mondo

come se fosse un isola.

Senti il suo battito

come se avesse un cuore,

poi le sorrise

come se fosse amore.

Ma la scordò

come se fosse anonima,

senti la colpa

come se avesse un anima

versò una lacrima,

come se fosse pianto

carezzo un fiore

come se fosse vento.

Ma poi si perse,

come se fosse nebbia

e serrò i pugni

come se fosse rabbia

e fu nella mattanza,

come se fosse un tonno.

Poi, chiuse gli occhi

come se fosse sonno,

ebbe il ricordo

di un pianto nella culla

e poi svanì,

come se fosse nulla.

Se noi dovessimo

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Se noi dovessimo

per una volta sola

restare insieme

allora…

Allora il resto

non sarebbe niente

solo un mare di nebbia

l’altra gente

e noi, nel sole

senza avere più bisogno

di parole

senza aver più bisogno

di mentire,

senza nessun bisogno

di capire.

Se noi dovessimo

per una volta sola.

Filastrocca dimenticata

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Ambarabà,
ciccì,
bamba,
coccò.
Le scimmie.
Tre, e il comò.
La figlia e il dottore,
l’amore.
No.
Che facevano le scimmie?
Non so.
Ma erano tre?
Si mi sembra. Perché?
No, non erano scimmie.
E il dottore
Faceva?
Faceva l’amore.
Con la figlia?
Sul comò.
Che strana famiglia.
In verità
non ricordo
com’era
che c’era
chi c’era.
Ma il comò,
quello c’era.
Sì, c’era,
ma
era storia non vera.
Ma allora
che c’era?
La mia gioventù.
Ah, ma allora…
almeno quella era vera.
Sì, si, ma
era.

 

Ambarabà ciccì coccò  (Testo della filastrocca)

Ambarabà ciccì coccò
Tre civette sul comò
che facevano l’amore
con la figlia del dottore.
Il dottore si ammalò
ambadabà ciccì coccò.

Non vi nascondo come all’epoca questa filastrocca
abbia potuto confondere le mie poche nozioni sullo
argomento.

Mi chiedevo come fosse possibile che tre civette
potessero fare l’amore con la figlia del dottore e per
di più sopra ad un comò, di uno scomodo. Il fatto
aveva così colpito la mia fantasia giovanile tanto
da portarmi a formulare delle ipotesi.

I) Si trattava di tre civette maschio superdotate.

>>>>>> <<<<<<

II) Per questioni di pudore la signorina in causa
aveva indicato come civette quelli che a
all’epoca erano comunemente e genericamente
definiti “uccelli”
>>>>>> <<<<<<

III) Il narratore degli accadimenti si era fatto una
canna, rara per quei tempi, o più semplicemente
un bottiglione di barbera.
>>>>>> <<<<<<

IV) Antonio, Guido e Marco Civetta, si stavano
divertendo

 

 

 

 

Mar 27, 2020 - poesie    No Comments

La giornata ai tempi del corona virus

Perchè-ai-criceti-piace-la-Ruota-La-Semplice-Verità-950

Nuova giornata rinchiuso in
casa,
idea geniale, vo’ a far la
spesa,
poi mi sovviene dai miei
pensieri
ma mondo cane, l’ho fatta
ieri.
Prendo il giornale ma è quello
vecchio,
conto le rughe dentro lo
specchio
son messo male ma nessun
guarda
ma, forse è meglio farsi la
barba.
Accendo la TV e guardo lo
schermo,
si vede male alla luce del
giorno,
cose stravecchie viste e
riviste
e quattro pirla con l’aria
triste
che per rallegrate la mia
giornata
parlano di gente morta
ammazzata,
dal più infido degli
assassini,
il micro killer dei
cinesini,
ma loro fanno previsioni a
oltranza,
per rafforzare, dicono, la mia
speranza.
Spengo lo schermo, resto
indeciso
con una smorfia di dubbio sul
viso
devo decidere che cosa
fare,
creare un ordine
preliminare,
allora accendo prima il
computer,
o prima vado a sedermi sul
water?
Poi per interrompere la noia e
l’andazzo
vado a far quattro passi là, sul
terrazzo,
giro un po’ in cerchio poi faccio un
otto
cinque minuti e mi son già
rotto,
passo su passo vado di
fretta
come un criceto, nella
gabbietta.

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