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Giu 29, 2020 - cantilene, poesie    No Comments

Cantilena infantile, o quasi

Budapest - Scarpe della Memoria-51-3

 

 

Questa

è la storia

di una scalpa bucata, lasciata

così

sola e abbandonata accanto

a un letto

disfatto

in un campo distratto, sulla

riva di un fiume.

E il fiume

che andava

la vide e gli chiese:

Che resti qui a fare?

Nessuno

di certo, ti verrà più

a cercare.

Dai, vieni

io seguo la strada che va

verso il mare,

laggiù potrai stare sulla spiaggia

dorata

a prendere il sole

e quando vorrai ti potrai bagnare

nelle docili onde dell’acqua

del mare”

La scarpa si mosse e

si fece portare.

Filastrocca dimenticata

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Ambarabà,
ciccì,
bamba,
coccò.
Le scimmie.
Tre, e il comò.
La figlia e il dottore,
l’amore.
No.
Che facevano le scimmie?
Non so.
Ma erano tre?
Si mi sembra. Perché?
No, non erano scimmie.
E il dottore
Faceva?
Faceva l’amore.
Con la figlia?
Sul comò.
Che strana famiglia.
In verità
non ricordo
com’era
che c’era
chi c’era.
Ma il comò,
quello c’era.
Sì, c’era,
ma
era storia non vera.
Ma allora
che c’era?
La mia gioventù.
Ah, ma allora…
almeno quella era vera.
Sì, si, ma
era.

 

Ambarabà ciccì coccò  (Testo della filastrocca)

Ambarabà ciccì coccò
Tre civette sul comò
che facevano l’amore
con la figlia del dottore.
Il dottore si ammalò
ambadabà ciccì coccò.

Non vi nascondo come all’epoca questa filastrocca
abbia potuto confondere le mie poche nozioni sullo
argomento.

Mi chiedevo come fosse possibile che tre civette
potessero fare l’amore con la figlia del dottore e per
di più sopra ad un comò, di uno scomodo. Il fatto
aveva così colpito la mia fantasia giovanile tanto
da portarmi a formulare delle ipotesi.

I) Si trattava di tre civette maschio superdotate.

>>>>>> <<<<<<

II) Per questioni di pudore la signorina in causa
aveva indicato come civette quelli che a
all’epoca erano comunemente e genericamente
definiti “uccelli”
>>>>>> <<<<<<

III) Il narratore degli accadimenti si era fatto una
canna, rara per quei tempi, o più semplicemente
un bottiglione di barbera.
>>>>>> <<<<<<

IV) Antonio, Guido e Marco Civetta, si stavano
divertendo

 

 

 

 

Ott 8, 2016 - cantilene    No Comments

Paesaggio animato – Cantilena

 

 

 

 

ffffffffffff

 

 

Il barone in pensione

con il cane barbone

ed il cane bastardo

che è senza padrone,

un barbone sdraiato

su un giornale nel prato.

Stanno tutti dipinti

dentro al grande ritratto

dell’angolo di mondo

di un pittore distratto.

Dic 27, 2015 - cantilene, poesie    1 Comment

Presenze e assenze

presenza-assenza

 

 

Ci sono e non ci sono

cazzeggio e guardo in giro

potrei sparare basso

oppure alzare il tiro,

tanto non cambia nulla

con l’aria che oggi tira

sarebbe assai improbabile

poter sbagliar di mira.

Fra geni autogestiti

nel nome del successo,

cervelli alquanto labili

dispersi dentro a un cesso,

in rumori di sciacquoni

si soffocano le voci

ignorando che li accanto

s’innalzano nuove croci.

Cosa volevo dire?

Forse l’ho già scordato

tutto teso a rincorrere

le storie del passato,

perché a quanto pare

sarà davvero duro

sperar di raccontare

le storie di un futuro.

A queste quattro righe

ora pongo un confine

poco discosto scorgo

soltanto il vuoto, fine.

ref

 

 

 

 

Nov 7, 2013 - cantilene    No Comments

Rime in c…..osa

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Cosa, una cosa

qualcosa

cose a iosa

una corre, una riposa

Una cosa,

una verde e spinosa

che sia forse una rosa?

Ed un altra noiosa

forse era una sposa

sull’altare, un po’ ansiosa.

Una cosa

bianca e cotonosa

come schiuma da barba spumosa.

O trasparente e festosa

come acqua che scende gioiosa

da torrenti di pietra corrosa.

Una cosa

ridondante e chiassosa

come folla al mercato, curiosa.

O silente e lacrimosa

come madre ferita e luttuosa.

Una cosa,

vessata, sgualcita e dolorosa

una vita sprecata a cercare qualcosa.

 

                                                          refusi

 

 

 

 

Feb 8, 2012 - cantilene    1 Comment

Necrologio per una fine improvvisa

 

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Ei fu,

siccome immobile

spento ormai ogni ronzio

è là posizionato

ai lati del leggio.

Lo guardo stanco e attonito

col desiderio insano

di stritolarlo tutto

nel palmo della mano.

Giace, così

ormai inutile

argentea scatoletta

presa da un male futite

che me l’ha resa inetta.

A nulla serve piangere,

urlare od inprecare

tutto finì a puttane.

e tutto è da rifare.

Dati, file e filmati

costati tanto tempo

svaniscono così,

come del fumo al vento.

Persi in un solo istante

circa trecento giga

mi si data licenza

di dir che è proprio sfiga.

 

                                                                            ref