Monologo da un dialogo in un forum perso e domande senza risposta – 2

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mi hai chiesto…
mi hai fatto una domanda alla quale non so rispondere, troppi hanno descritto la felicità, forse la felicità è solo la tranquillità, il riposo, forse è solo un attimo privo di dolore, ma penso esista solo nelle piccole cose, in quelle di tutti i giorni, quelle che la maggior parte delle volte e per la maggior parte delle persone, passano inosservate. Sarò anche banale, ma la felicità è il profumo del glicine, il colore di un tulipano, il candore della neve contro il blu del cielo, la brezza che ti soffia sul viso e quella sensazione che ti riempie l’anima e gli occhi di lacrime e che non è dolore
premere un tasto dopo l’altro …
e le parole scritte danno un senso ai propri pensieri, una voce, un anima, un soffio di malinconia…
mi hai chiesto, cos’è la tristezza?
Non lo so, e mi risulta difficile risponderti, troppe volte mi sono posto la stessa domanda senza trovare una risposta. Sai quante volte, sopratutto le sere di primo autunno, passeggiando sulle rive del lago ed osservando le luci riflettersi nelle acque, mi sono chiesto del perché, e a chi, appartenesse quella tristezza che mi portavo dentro, da cosa sgorgava. Alcune volte penso che non mi appartenga neppure, che sia lì, come un corpo estraneo che osserva la stupidità dell’uomo e ne soffre, che mi osserva e soffre della mia inutilità, della mia incapacità, della mia mancanza di volontà, della mia rassegnazione

via il collant …. fa caldo
ehi, ………..non confondiamo, di refuso da queste parti ci sono già io. I collant smagliati non sono un dramma, non meritano un autocritica, e poi ora come dici tu, sta giungendo l’estate… scordiamoci se le virgole sono al posto giusto o meno, pensiamo solo che siamo noi, che siamo unici e che se manchiamo, tutto cessa di esistere, noi siamo il nostro piccolo universo e siamo importantissimi perché senza di noi nulla avrebbe più senso, ogni tanto, vogliamoci bene …

a che serve…
…non devi prendertela,. vedi alcune persone leggono in modo diverso da quanto tu volevi dire, perché non solo all’altezza di capire quanto hai scritto, e non è colpa tua, altre più spesso, capiscono, ma in malafede vogliono leggere un quelle parole, quanto gli fa comodo, e ancora una volta non è colpa tua…

 

Tempo perso

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Ho trascorso troppo tempo
a costruire una vita,
senza viverla.
Troppo tempo a pregare
un dio, che
non c’era.
Troppo tempo a cercare
una mia verità,
senza capire
che ognuno ha la propria
e che solo la forza
la impone.

 

Monologo da un dialogo di un forum perso e domande senza risposta – 1

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Esisteva un forum sulle pagine di Virgilio ora chiuso (da loro), a tratti inserirò nel blog degli spezzoni salvati, così, per ricordarlo.

 

… è forse la notte che mi porterà la luna di un nuovo giorno?
la notte porta solo a nuove albe, le albe a nuovi giorni, i giorni a nuovi tramonti e i tramonti a nuove notti che porteranno il ricordo di altre notti, di altre albe, di altri giorni, di altri tramonti, di altre notti, in un susseguirsi di ricordi di rimpianti di rimorsi e di sogni che ci accompagneranno a nuove notti…

 

anche se…

qui il sole splende, i tulipani, i narcisi e le viole riempiono di colore le aiuole che costeggiano la riva del lago, i bambini si rincorrono vociando, mentre le gente esce lentamente dalla chiesa e si dirige all’edicola ad acquistare il giornale od al bar per l’aperitivo, è un giorno di festa per chi crede ma anche per gli altri, perché i giorni di pace sono comunque giorni di festa

 

ma quando è la tua anima che canta…

non sei più tu che accarezzi le note, ma è la musica che ti avvolge e ti accompagna, qualunque sia la canzona cantata…

 
vicino al mare o ai monti, esiste…

esiste sempre un luogo dove fermarsi, dove noi riteniamo sia giusto fermarsi, un luogo sulla riva del mare, con nelle narici l’odore della salsedine portato dalla brezza mattutina, le barche dei pescatori che ondeggiano mosse da lievi onde e il sole che riflesso dall’acqua dona al paesaggio un aspetto arcano, o un luogo dentro ad una valle alle pendici di monti dove ancora, anche nelle estati più calde, si possano scorgere tracce di neve e dove l’aria profuma di erba appena tagliata, di fiori, di resine di pini. Dove sedersi tranquilli, perdersi con lo sguardo all’orizzonte al limite del paesaggio, sorbirsi lentamente un caffè e ricordare… Esiste ancora un luogo chiamato casa

 

questa mattina…
sono uscito a fare quattro passi, giunto al lago verso la fine del paese dove il fiume (piccolo in verità) sfocia nel lago stesso, ho notato su di una piccola secca un anatra, circondata da un nugolo all’apparenza di passeri così visti da lontano, mi sono avvicinato, e ho visto con sorpresa otto piccolissime palle di pelo, intente a leccarsi per ripulirsi dei residui dell’involucro in cui a lungo erano state trattenute, la madre le osservava di poco distante, ed il padre, un germano dai colori sgargianti, controllava la scena poco più in là, per allontanare eventuali indesiderati intrusi, uniti in un unico gesto d’amore… la vita è bella così come nasce, siamo noi a renderla con le nostre azioni troppe volte infelice, nella semplicità la gioia, in un semplice gesto d’amore, quello della madre verso i suoi piccoli il senso della vita, e noi presuntuosi continuiamo a porci al centro del creato…

Set 16, 2017 - poesie    No Comments

Piazza duomo

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Maestosa, squadrata,
geometrica e pura
appare improvvisa
racchiusa fra mura.
Di sotto le case
i portici ombrosi,
si muovono danzanti
in archi sinuosi.
La luce dell’alba
che cade radente
disegna il profilo
del duomo imponente.
Fra guglie e merletti
troneggiano pesanti
in profili marmorei
la statue dei santi.
Il vecchio Broletto
ai lati del Duomo
ricorda gli antichi
splendori di Como.
e ancora più a lato
svettando nell’aria,
solenne si leva
la torre campanaria.
Rintoccano le ore
e scossi dai suoni,
volteggiano nell’aria
a stormi i piccioni.
Il mattino si inoltra
ed i primi rumori
iniziano sommessi
a echeggiare fra i muri
Già i primi turisti
si affacciano sorpresi
con gli occhi sgranati
i fiati sospesi,
ma i turisti moderni
di tempo ne han poco
sollevano le reflex
e scattano le foto,
e poi, via di fretta
con passi veloci
portandosi appresso
ricordi fugaci.
Ma incurante di tutto,
dei santi e del duomo
si muove frenetica
la gente di Como.

 

Set 15, 2017 - poesie    21 Comments

Il nemico

a Dino Buzzati
(liberamente associata a “il deserto dei tartari”)

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Sono là in fondo, vedi,
confusi col pensiero
là, fra la sabbia e i sassi
del tuo deserto nero
e là ci son da sempre,
ci sono sempre stati,
solo volutamente
li abbiamo dimenticati
                                                  Non chiuder gli occhi stanchi,
                                                  non abbassar la mano,
                                                  allerta, allerta giungono,
                                                  eccoli capitano.
Qui sopra queste mura
sguardi, volti lontano,
aspettano che la pugna
giunga a squassare il piano
e nell’attesa atroce
si torcono le budella,
che giunga la giornata.
che giunga e che sia quella.
                                                    Non chiuder gli occhi stanchi,
                                                    non abbassar la mano
                                                    allerta, allerta giungono,
                                                    eccoli capitano.
Scruta lo sguardo attento,
scruta fra pietre e sabbia,
fra ombre che all’orizzonte
sfuggono fra attesa e rabbia.
Dentro un silenzio privo
di suoni, le emozioni
nascono di dentro
in sordide esplosioni.
                                                     Non chiuder gli occhi stanchi,
                                                     non abbassar la mano,
                                                     allerta, allerta giungono,
                                                     eccoli capitano.
Scorre un intera vita
così, sopra le mura,
in attesa di un nemico,
di gloria e di paura.
Scorre l’intera vita
in cose senza senso,
scordando quel nemico,
che portavamo dentro.
                                                      Chiudi quegli occhi stanchi,
                                                      poni la lesa mano,
                                                      ora il nemico è giunto,
                                                      dormi, mio capitano.
(ripostata)

 

 

 

 

 

Set 15, 2017 - poesie    No Comments

Mi sunt chi – dialettale (quasi) con dedica

al mio lago.

 

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Mi sunt chi.

Vegnu bass cunt la piena

vegnu giò di muntagn

cunt la luna

che se specia in’t el lac.

Mi sunt chi

cunt i occ spalancaà

in su la vista

de quel’acqua

che la Breva l’increspa

e che fa dundulà

tuc i barc.

Mi sun chi

cunt i occ

che se pert su i muntagn

cunt ul coeur

che scancela i magagn

e cunt l’anima piena

d’un paesagg

che l’è cumè una cadena

che la  ferma i to pass,

che te roba l’umbria

e te lega ai to sass.

Sì, mi sun chi.

 

Traduzione per i non addetti.

Io sono qui/sceso a valle con la piena/sceso dalle montagne/con la luna/che si specchia nel lago/Io sono qui/ con gli occhi spalancati/ sulla vista/di quell’acqua/che la Breva (vento) increspa/ e che fa dondolare/tutte le barche/Io sono qui/con gli occhi/che si perdono sulle montagne/con il cuore/che cancella tutte le magagne/e con l’anima piena/di un paesaggio/ che è una catena/che ferma i puoi passi/ che ti ruba l’ombra, e ti lega ai tuoi sassi./Sì, io sono qui.

 

 

Ago 14, 2017 - poesie    No Comments

Voyeur (Fatti e misfatti 2)

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Ho trascorso il mio tempo

tra parentesi,

osservato il dolore

dalle fessure di un persiana

per paura della sofferenza,

ho guardato le emozioni

dal buco della serratura

per non esserne coinvolto.

Ho trattenuto il riso

serrando i denti,

nascosto le lacrime

volgendo il capo

per non essere visto.

Ti ho guardata.

sì, ti ho guardata

da lontano,

dietro angoli di strade

dal tavolino di un bar

nascosto tra la folla.

Ti ho ascoltata ridere

ti ho vista piangere

esultare nei successi

disperarti nelle disgrazie

e mai, mai ti ho teso la mano

mai ti ho sorriso

partecipando alla tua gioia

mai ho asciugato le tue lacrime

lenito il tuo dolore

lasciando fosse anche il mio,

e mai, mai ti ho parlato d’amore

vita.

 

 

Ago 13, 2017 - poesie    No Comments

Pellegrino (fatti e misfatti 1)

 

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Ho attraversato il mondo

in punta di piedi

cercando di non dar fastidio

più di tanto.

Ho visto la mia pelle

scurirsi al sole

i miei capelli

ingrigire al tempo, cadere.

Ho osservato il sole sorgere

perdersi nella luna,

mille volte e mille volte ancora,

senza che nulla cambiasse.

Ho raccolto la pioggia

nel palmo delle mani

come fossero le lacrime di un bimbo

o di un mondo intero.

Ho osservato muto

la folla aggredire il diverso

e ho dissentito, ma da lontano

lasciando che accadesse.

Ho sognato amori eterni

e vissuto amori effimeri,

ho abbracciato ideali

combattuto battaglie inutili.

Ho assimilato in migliaia di passi,

la ripetitiva costante

stupidità dell’uomo

negli stessi errori, negli stessi gesti.

Ho camminato su un infinità di strade

attraversato città e paesi

senza carpirne i segreti

dimenticando il senso del percorso,

e ancora oggi mi chiedo

cosa farò da grande

 

 

 

Ago 12, 2017 - genesi e nemesi, poesie    No Comments

Inferno

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Vita e morte,
amore e odio.
Tristezza, malinconia,
gioia, allegria
e dolore
si incrociano
sul nostro cammino,
dal primo all’ultimo giorno.
Inferno,
di rimorsi e rimpianti.
Ragnatele di ricordi,
di lacrime e di canti,
ci accompagnano
come folli fantasmi,
dal primo all’ultimo giorno,
e dopo di ciò
quale sadico dio
ai nostri numerosi errori
potrà, dare castigo?

Ago 11, 2017 - genesi e nemesi, poesie    No Comments

Noi, che facciamo il tempo

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Tempo,
tempo di ieri,
tempo di oggi,
tempo di domani.
Noi, che facciamo il tempo
noi, che cambiamo il tempo
e il tempo
cambia noi.
Ma noi,
noi facciamo il tempo.
Quanto è passato
dacché il primo essere,
uomo o chi
creò l’oggi
che divenne ieri,
che sarà domani.
L’ultimo uomo
o chi per lui
distruggerà il tempo
con l’ultimo domani,
l’ultimo oggi,
l’ultimo
già scordato
ieri.

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