Ago 14, 2017 - poesie    No Comments

Voyeur (Fatti e misfatti 2)

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Ho trascorso il mio tempo

tra parentesi,

osservato il dolore

dalle fessure di un persiana

per paura della sofferenza,

ho guardato le emozioni

dal buco della serratura

per non esserne coinvolto.

Ho trattenuto il riso

serrando i denti,

nascosto le lacrime

volgendo il capo

per non essere visto.

Ti ho guardata.

sì, ti ho guardata

da lontano,

dietro angoli di strade

dal tavolino di un bar

nascosto tra la folla.

Ti ho ascoltata ridere

ti ho vista piangere

esultare nei successi

disperarti nelle disgrazie

e mai, mai ti ho teso la mano

mai ti ho sorriso

partecipando alla tua gioia

mai ho asciugato le tue lacrime

lenito il tuo dolore

lasciando fosse anche il mio,

e mai, mai ti ho parlato d’amore

vita.

 

 

Ago 13, 2017 - poesie    No Comments

Pellegrino (fatti e misfatti 1)

 

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Ho attraversato il mondo

in punta di piedi

cercando di non dar fastidio

più di tanto.

Ho visto la mia pelle

scurirsi al sole

i miei capelli

ingrigire al tempo, cadere.

Ho osservato il sole sorgere

perdersi nella luna,

mille volte e mille volte ancora,

senza che nulla cambiasse.

Ho raccolto la pioggia

nel palmo delle mani

come fossero le lacrime di un bimbo

o di un mondo intero.

Ho osservato muto

la folla aggredire il diverso

e ho dissentito, ma da lontano

lasciando che accadesse.

Ho sognato amori eterni

e vissuto amori effimeri,

ho abbracciato ideali

combattuto battaglie inutili.

Ho assimilato in migliaia di passi,

la ripetitiva costante

stupidità dell’uomo

negli stessi errori, negli stessi gesti.

Ho camminato su un infinità di strade

attraversato città e paesi

senza carpirne i segreti

dimenticando il senso del percorso,

e ancora oggi mi chiedo

cosa farò da grande

 

 

 

Ago 12, 2017 - genesi e nemesi, poesie    No Comments

Inferno

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Vita e morte,
amore e odio.
Tristezza, malinconia,
gioia, allegria
e dolore
si incrociano
sul nostro cammino,
dal primo all’ultimo giorno.
Inferno,
di rimorsi e rimpianti.
Ragnatele di ricordi,
di lacrime e di canti,
ci accompagnano
come folli fantasmi,
dal primo all’ultimo giorno,
e dopo di ciò
quale sadico dio
ai nostri numerosi errori
potrà, dare castigo?

Ago 11, 2017 - genesi e nemesi, poesie    No Comments

Noi, che facciamo il tempo

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Tempo,
tempo di ieri,
tempo di oggi,
tempo di domani.
Noi, che facciamo il tempo
noi, che cambiamo il tempo
e il tempo
cambia noi.
Ma noi,
noi facciamo il tempo.
Quanto è passato
dacché il primo essere,
uomo o chi
creò l’oggi
che divenne ieri,
che sarà domani.
L’ultimo uomo
o chi per lui
distruggerà il tempo
con l’ultimo domani,
l’ultimo oggi,
l’ultimo
già scordato
ieri.

Lug 25, 2017 - pensieri    No Comments

Una sera… Pignoletto 2

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Ecco, ci risiamo, a volte i giorni e più spesso le sere, sembrano nel loro contesto dei dejà vu, il cielo stellato, la brezza sul lago che soffia anche sul tuo terrazzo e che ti impedisce di cenare fuori, l’aria che a causa dei precedenti temporali ha rinfrescato di brutto e che torna a stimolare appetiti diversi, più sostanziosi. Fette di salame tagliate grosse, formaggi a bocconi tutti li sul tagliere con cetrioli, peperoni farciti e olive, dannati e invitanti allo stesso tempo, e la dieta programmata per il periodo estivo va bellamente a farsi benedire e a capo tavola, naturalmente, ancora lui, il Pignoletto che troneggia nella sua elegante tenuta verde e slanciata. Lui brillante, frizzante e naturalmente pignolo, che ad ogni sorso ti fa il punto della situazione, prima benevolo, poi con il passare del tempo, delle libagioni e dei calici, comincia a farti le pulci, beh dovrei esserci abituato solitamente sono io a farle, ma non è così. Lui ama puntualizzare, non si accontenta di risposte evasive, d’altronde se così non fosse, non sarebbe certo quel pignolo che è, un Pignoletto appunto. E così, lentamente mentre la figura verde ed elegante perde di consistenza, si svuota, anche i pensieri vagano, mossi dal vento sulle onde di un lago che la sotto tende a farsi sempre più buio e a confondersi con le rive, come i miei pensieri per merito o per colpa del Pignoletto, come già detto in passato un tipo comunque pignolo.

Giu 28, 2017 - opinioni, poesie    No Comments

Politicanti

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Di parole

riempite bianca carta

con grandi idee

spesso campate in aria.

Vi illudete voi?

O al nostro sudore

rubate bianco pane?

Giu 20, 2017 - genesi e nemesi, poesie    No Comments

Frattali

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Frattali, curve

in costante ripetizione

conducono l’uomo

a ricalcare sempre

i propri passi,

il futuro si specchia

nel passato,

compiacendosi

della propria immagine.

Giu 15, 2017 - racconti brevi    1 Comment

In alto, tutto è più buono.

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Ma quanto manca? La tua voce mi giunge alle orecchie, suona affaticata, il respiro affannoso, la gola secca, da due ore siamo su un sentiero che sale verso il giacciaio. Non è particolarmente difficile come sentiero ma è impervio, quando cammino chino in avanti sotto il peso dello zaino sembra che i sassi mi debbano sbattere in fronte. Poco ancora poco, rispondo, si e no dieci miniti. Rispondo senza girarmi, anch’io ho il fiatone e per quanto il panorama visto da lì sia bellissimo, non mi volto per evitare quella sensazione che ti prende quando sei in alto ed affaticato, quella di poter perdere l’equilibrio e rotolare di sotto. Uno sguardo verso l’alto, un respiro profondo e via, gli occhi fissi concentrati sulla punta degli scarponi, avanti, avanti, passo dopo passo. La stanchezza si fa sentire, e anche i pensieri che di solito mi accompagnano mentre salgo cominciano a latitare, così come sempre inizio a contare i passi, un, due, tre, …..contocinque……….duecentodieci.. ………… Quanto manca ancora?  La tua voce mi raggiunge nuovamente e per la terza volta mi chiede quanto manca ed io sempre a risponderti poco,  ancora poco si e no dieci minuti, e nel frattempo è già trascorsa più di un ora.
Ma questa volta è vero, manca poco, basta girare là dove il sentiero curva e si perde nel cielo, dai questa volta siamo quasi arrivati, un sorso d’acqua e avanti dai, e si ricontano i passi, uno, due, tre, …
centodieci………….duentoottantasette. Improvvisamente il sentiero volta, spiana, e incassato tra due cime chiuso in una piccola valletta, il ghiacciaio. Non e un ghiacchiaio enorme, è lungo solo un migliaio di metri e largo si e no duecento, ma è comunque impressionante da vedere, siamo arrivati, stanchi sudati e l’aria  che scende nella valletta più che fresca è gelida, ma restiamo lì in contemplazione stanchi, sudati, vestiti solo delle bermuda e dei calzettoni, in quanto la prima cosa che abbiamo fatto appena arrivati è stata quella di togliere gli scarponi. Respiriamo a pieni polmoni, guardiamo verso le cime e verso valle cercando di scorgere, giù alle pendici, il piccolo paese dal quale siamo partiti qualche ora prima, poi come un rito, ci chiniamo a bere l’acqua che in piccoli rivoli e cascatelle si disperde dal nevaio. Ci asciughiamo dal sudore e ci laviamo rabbrividendo con quell’aqua gelida, per coprirci subito dopo con camicia, felpa o maglione, il cielo è di un blu intenso, il sole è alto ed è anche caldo e forse dopo se troveremo un piccolo affranto, al riparo dal vento, ci sdraieremo un po’ a prendere il sole, ma per ora ci sediamo su alcuni massi ai lati del ghiacciaio, apriamo gli zaini e, sul masso più grande e più piano approntiamo una tavola improvvisata, l’acqua il vino, si prendono i panini , si sono conservati abbastanza bene sono ancora croccanti, si tagliano col coltello e si inizia il rito, il taglio del salame, fette corpose, rosse, profumate. Mentre io taglio lei le libera della pelle e le dispone ordinatamente all’interno del pane, e in quell’aria fredda si respira per un attimo l’accattivante profumo del pane e salame, sino a quando quasi con frenesia affondiamo i denti nel pane, per il primo saporito boccone ed è quasi estasi. Un bicchiere di vino o di acqua, e in silenzio si continua a masticare quel pane e salame che sembrano le cose più buone che esistano al mondo. In alto, tutto è più buono. Dopo ci aspetta il ritorno e sarà altrettanco faticoso che la salita, ma questa è un altra storia, e in noi per sempre rimarrà il ricordo di quella fatica, di quel piccolo ghiacciaio, di quel pane e salame.

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Giu 13, 2017 - genesi e nemesi, poesie    No Comments

… e andiamo

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…e andiamo

con l’entusiasmo di chi

della vita

conosce solo fiabe,

andiamo.

Come un immenso gregge

che in pascoli bruciati

cerca erba verde

e rivi ancora ignari,

andiamo.

Verso insicura sorte

come candele accese

tremolanti

all’alito del vento

andiamo.

Verso un sicuro porto

che non è mai lontano

per tutti ha un nome

morte,

sicuramente andiamo.

Giu 13, 2017 - racconti brevi    No Comments

Italia Germania 4a 3, ovvero mademoiselle C…….

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Correva l’anno 1969, finito il servizio militare da pochi mesi, avevo da poco trovato un nuovo impiego più interessante e meglio remunerato quale responsabile commerciale presso una locale azienda operante nel settore tessile. Il nuovo lavoro comportava la conoscenza della lingua francese, visto che era per la gestione delle vendite su tale mercato che ero stato assunto, pertanto, visto che le mie conoscenze di questo idioma risalivano ai lontani tempi delle scuole medie e non era di certo esaltante, decisi di iscrivermi ad una scuola serale per migliorarne la conoscenza.

Fu così che ti conobbi, mademoiselle C………. , insegnante ventitreenne, francese di origine italiana, Varesina per l’esattezza, bruna formosa, occhi neri, sguardo sognante, con quel canino superiore al lato destro della bocca leggermente spostato in avanti che rendeva il tuo dolce sorriso involontariamente provocante e con quell’immancabile erre moscia, fRancese come amavi specificare, un po’ per vezzo un po’ per scusa.
Ricordo l’inizio dell’anno, in classe una quindicina di ragazze, nessuna degna di attenzione e una decina di ragazzi, fra i quali un paio, a giudizio delle allieve, proprio niente male, e tu che sembravi uscita da una telenovela, ora potrei dirlo, allora non esistevano ancora. Camicetta bianca, golf azzurro di cachemire, che più che nascondere accentuava le curve del seno, gonna nera a tubo, francesine mezzo tacco, l’abbigliamento classico delle insegnati del tempo che non riusciva comunque a nascondere la freschezza della tua giovane età e le provocanti forme del tuo corpo. Iniziò subito la gara, fra noi alunni per attirare la tua attenzione, io me ne restavo un po’ in disparte, ero molto timido allora ed insicuro dei miei mezzi, timido lo sono ancora, ma mi conosco molto meglio. Non mi spiegavo l’attenzione che allora mi dedicavi, mademoiselle, ritenevo fosse dovuta al fatto che io con già un infarinatura delle tua lingua, fossi quello che meglio si prestava alle conversazioni in francese che tu tenevi per oltre meta del tempo di lezione. Così trascorse quasi tutto l’anno scolastico, dove la lingua non si studiava più per un fattore di studio, almeno per quanto riguardava noi ragazzi, ma solo per farti piacere, in una sorta di competizione per la conquista di un premio, sino a quella sera di maggio. Un maggio del 1970, l’anno dei mondiali di calcio in Messico, quella sera in cui si scatenò un temporale, e subito ci fu chi cerco di approfittarne offrendoti un passaggio con l’auto, ma tu declinasti l’invito, e mi guardasti sorridendo, non so come trovai il coraggio ma………..“ Ho l’ombrello in macchina- proposi- se vuole l’accompagno così facciamo quattro passi a piedi“. Sorridesti ancora ed accettasti l’invito, c’incamminammo così, sotto quell’unico ombrello lungo le vie del centro, non abitavi molto lontano dalla scuola, solo pochi minuti che però a me parvero eterni, mentre io faticavo a spiaccicare parola, e tu mi raccontavi dei tuoi trascorsi di bimba, presso i nonni in quel di Luino, sulle sponde di un lago non molto distante e simile a quello sulle cui sponde risiedevo, ma comunque a me allora sconosciuto.
Dopo quella sera ne vennero altre, sere senza pioggia, tiepide sere primaverili nelle quali io sempre a piedi ti accompagnavo lungo le strade sino a casa, un po’ meno silente, raccontando anch’io le bellezze di quell’altro lago che meglio conoscevo, quasi in una disputa, ognuno a vantare con foga le bellezze dei luoghi, che conosceva, sino a quella sera in cui tu ti proponesti di farmi da cicerone per farmi visitare, in una gita domenicale, i luoghi amati della tua infanzia. Quella domenica, il 19 giugno 1970, la domenica di Italia Germania dei mondiali di calcio. Passai a prenderti al casa poco dolo le 13 di quella domenica ormai estiva, soleggiata e calda, con la mia auto, una Fiat 600, Abarth diceva lo scudetto blu e rosso con lo scorpione applicato ai fianchi della vettura, ma che probabilmente assieme alla marmitta ed ai tubi di scappamento maggiorati, era tutto quello che di Abarth possedeva quella vettura. Mi venisti incontro con una camicetta rosa aperta un foulard dello stesso colore al collo, una mini scozzese rossa e nera e sandaletti col tacco, salisti sull’auto sorridente e ti accomodasti sul sedile, ed io ricordo, rischiai subito l’incidente, intento mio malgrado a sbirciare quelle gambe che cosi provocanti uscivano da quel lembo di stoffa. Ci avviammo così, verso quei luoghi che tu tanto ben conoscevi, verso Luino, e poi su in una valle del luogo sino ad un rifugio, di cui non ricordo il nome e dal quale si poteva ammirare il panorama del lago, a sud Arona e le isole Borromeo e a nord su sin quasi a Locarno ed alla Svizzera, e tu che col sorriso negli occhi mi raccontavi i tuoi trascorsi e con malinconia il ricordo dei nonni che ti avevano accompagnato nella tua infanzia. Si era fatto quasi sera e prendemmo così la vie del ritorno, quella sera l’appuntamento per me era al bar, con gli amici tutti a tifare Italia, la partita sarebbe iniziata alle 19 ore italiane, arrivammo così sotto casa tua, scesi per salutarti accompagnandoti al portone e, fu lì che tu mi chidesti :“Vuoi salire a farmi compagnia, così guardiamo assieme la partita.” Cerco ancora oggi di ricordare esattamente cosa successe, cosa mi spinse a rispondere di no, risposi di no,capite di no, con un monosillabo distruggevo un sogno, mi scusai, farfuglia degli amici al bar , che non volevo disturbare; si ricordo ancora come tu più volte in classe, forse per evitare domande imbarazzanti o forse perché vero dicesti di dividere l’appartamento con una dolce vecchietta che ti ospitava , ma ancora oggi mi chiedo se non sia una scusa da me aggiunta al ricordo per giustificare la mia stupidità. Ricordo la sera dopo, lunedì lezione , entrasti in classe mentre noi ancora infervorati discutevamo del risultato di quella partita e tu allora, con aria indifferente rivolta verso la classe ma fissandomi negli occhi dicesti. “Si anch’io ho visto la partita, ma ho dovuto guardarla da sola, la signora che mi ospita era in visita dalle sue amiche e non è rientrata che oggi.” Non ho pianto, ma avrei voluto farlo, avrei voluto urlare la mia stupidità al mondo, avrei voluto chiederti scusa, per non avere capito, per avere preferito la compagnia di un gruppo di persone urlanti alla tua, ma quella sera non trovai il coraggio di farlo, ne quella sera ne poi, anche perché tu, ferita, mi evitasti e non cercasti più la mia compagnia.
L’anno scolastico ormai era alla sua fine e tu annunciasti che la settimana seguente saresti rientrata in Francia, dandoci appuntamento all’anno successivo. Passarono i mesi estivi io tornai dalle ferie, ripresi il lavoro e mi iscrissi al corso di perfezionamento, attesi con ansia l’inizio delle lezioni con il fermo desiderio di porgerti quelle scusa che non avevo trovato il coraggio di fare, col desiderio di rimediare e la prima sera entrato in aula guardai verso la cattedra, ma non c’eri tu, una gentile signora quarantenne mi invitò con un sorriso a prendere posto…………….
Non ti ho più rivista mademoiselle C……………..ma sei rimasta sempre nei miei ricordi ………col tuo volto, col tuo sorriso e con l’offerta di quel dono che io stupido non sono stato in grado di capire e di accettare e tutte le volte che qualcuno parlando di sport ricorda il fascino di quelle vittoria del calcio italiano, dentro associato al ricordo ho un velo di malinconia per ciò che non è stato e da allora, ho avuto altri rimpianti, quelli di essermi perso alcune partite della nazionale italiana nel corso di altri mondiali.

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