Mar 12, 2018 - genesi e nemesi, poesie    No Comments

Equilibrio

guardar-el-equilibrio

 

 

Come brume nascenti dal mare

fra i fiumi del sonno

confusi pensieri

nel dormiveglia salgono

a coprire il cervello.

Ricordi,

rimorsi,

rimpianti,

rimescolati generano

tremolanti immagini

che assommano

il sogno all’incubo,

ingigantendo i dubbi

di un piccolo io

perennemente in bilico

fra anima e corpo.

spezzoni

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      Il sogno
…la sensazione che si prova scendendo con gli sci sulle piste innevate, l’aria che ti sferza il volto il riverbero del sole sulla neve che malgrado gli occhiali ti costringe a strizzare gli occhi, sciare senza forzare, lasciarsi scivolare dolcemente lungo pendii in paesaggi che la neve immacolata ha reso di fiaba, fermarsi ad una curva della pista, dove il panorama si apre ai tuoi occhi come un quadro d’autore, dove il contrasto fra il verde dei pini, il bianco della neve, il rosa marmoreo delle cime e l’azzurro cosi intenso del cielo graffiato dagli artigli bianchi di qualche aereo ti fa venire voglia , e alcune volte lo fai, di lanciare un urlo di gioia apparentemente immotivato…
             

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         La fatica
… amore per la montagna, di quella sensazione che si prova dopo aver camminato od arrampicato per alcune ore, a seconda delle capacità, sui costoni della montagna, quando arrivati sulla cima, magari in solitudine ci si acquatta un attimo per riprendere fiato, poi piano piano si volge lo sguardo verso le altre cime che sorgono attorno, le ultime tracce di neve, sbuffi bianchi di nuvole che sembrano essere rimasti incastrati fra cime e le verdi valli che scendono verso il piano, piccoli aglomerati di case sparse qua e là a casaccio da un pittore capriccioso, e più sotto paesini un po’ più grandi da dove anche se lontani, debole giunge il suono delle campane. Quella sensazione che ti spacca l’anima, che ti fa salire le lacrime agli occhi , come una sensazione di grande dolore o di grande gioia, è l’anima lacerata che si aggrappa al cielo e che non vorrebbe più scendere…

sogno


La meditazione
…ogni tanto mi perdo con gli occhi a fissare l’orizzonte, e scordo ogni altra cosa, i mie occhi seguono ogni risvolto di quel mondo che scorgo laggiù lontano, ne indagano ogni affranto, ogni ombra, ogni macchia di luce, che sia un lontano albero fiorito, o il riflesso al sole del vetro di una casa immersa nel verde, e mi vedo seduto sotto quell’albero o  su di una poltrona dietro ai vetri di quella casa e ho la vaga impressione che la cosa sia reale, sento di essere presente in quei luoghi, e la sensazione confusa di stare vivendo più vite contemporaneamente si diffonde in tutto il mio essere e allora credo che tutto il mio corpo si allarghi si distenda nello spazio e nel tempo ad assorbire tutto il paesaggio che mi circonda, che lo avvolga e che ci si adagi in una comune percezione di vita…

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La domanda
…ogni tanto la notte, quando soffro d’insonnia, spesso, esco sul terrazzo e guardo il cielo, qui, lontano dalle luci e dall’inquinamento delle città e sopratutto nelle notti invernali il cielo brulica di stelle, più guardo e più ne vedo e penso che
………………………oltre………. ………………
Prendo il binocolo ed osservo nuovamente e mi rendo conto che le stelle visibili così aumentano a dismisura e che ancora
……………………..oltre……….. ………………
Mi chiedo se un effimera, che esce dall’acqua, tende le ali e frenetica assolve al suo compito nell’arco delle ventiquattro ore della sua vita si sia mai posta anche lei la domanda
……………………..oltre……….. …………………

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la coscienza                                                    

…l’allegoria del vento, e dell’onda, il vento che soffia e disperde, portandoti a ricostruire con maggior cura quanto avevi già fatto, l’onda che rimuove e riporta sempre con moto ineguale, provocando comunque differenze e cambiamenti nell’animo delle persone, che ti spinge a crescere o ad abbandonare, io sono il vento e l’onda, sono il distruttore ed il costruttore di me stesso, sono la ricerca e la fuga e forse proprio per questo io non sono nulla…

e per finire…

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la realtà

Perso nei miei pensieri

dimentico

la realtà dei fatti,

il quotidiano bisogno

e le necessità

che conducono al compromesso.

Feb 23, 2018 - poesie    1 Comment

Io, dentro me

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Io, dentro me
parlo,
parlo di me
e parlo di altre cose
parlo di te,
di petali di rose,
di fiori
che appassirono lontano.
Parlo di spine
che ferirono la mano,
parlo di voi,
che un di feci soffrire
e parlo di occhi
che seppero ferire
quello che dentro me
c’era di buono.
Parlo di cose ormai
rubate o vecchie
che però ancora
stringo nella mano
e la malinconia,
che si compone adesso
dentro di me
mi fa sentire vivo.
Malinconia,
solo con te sincero
sono stato in vita mia
mai ti ho mentito

                                        refusi

 

Monologo da un dialogo di un forum perso e domande senza risposta 8 , fine.

B&W - Solitude

il tempo mi sembra molto indeciso,

forse addirittura più indeciso di me, certo che sarebbe una bella gara, forse riuscirei a vincere sul filo di lana, con un ultimo rigurgito d’orgogliosa indecisione. Lui è li che tentenna, fra un passaggio di nubi, uno squarcio di sereno e un occhiata di sole, tentenna. Io da parte mia mi siedo al pc, mi alzo, vado a guardare fuori, che faccio esco, non esco, mi risiedo al pc, e quelle famose foto che da tempo mi ero ripromesso di fare? Che faccio? Le faccio o non le faccio? (orrendo) Così rimango qui, i minuti passano ormai è mezzogiorno, ora di pasto, rimandato tutto al pomeriggio. Mentre la lotta titanica fra due indecisioni continua imperterrita, chi vincerà alla fine, io o il tempo?

click, click, click
certo è facile, con una macchina digitale, con un estensione ottica di 12 per, una scheda da otto giga, è facile continuare a fare click, solo che non è la stessa cosa, puoi visionare subito la foto e scartarla, oppure puoi continuare a scattare, un click dietro l’altro, tanto i soldi li hai già spesi, ed i click non ti costano nulla, poi con calma la sera al pc, scarichi le foto le guardi e allora ti accorgi che il novanta par cento di quei click avresti potuto evitarli, come avresti fatto con quella vecchia reflex analogica, dove ogni scatto aveva il suo costo di pellicola e di sviluppo e dove con pazienza e senza fretta cercavi il risultato, ma i tempi cambiano ora si va di fretta, e allora vai col click, click, click click,click…
Le strade di campagna

le strade di campagna sono uguali ovunque, quante volte le ho percorse da ragazzo, costeggiando campi di grano, di mais, filari di uva, camminando su quelle strade che ti coprono le scarpe di terra quando e secco, o te le inzaccherano con le loro pozzanghere quando ha piovuto, percorrerle e come percorre i ricordi…
e si diventa vecchi nonostante
peter pan sta ancora cercando l’ombra, evitando però di passare davanti agli specchi, che potrebbero rivelare quanto lui cerca di ignorare, le piccole rughe agli angoli degli occhi, l’argento dei capelli che inizia a prendere il sopravvento, un leggero accenno di pinguedine che un po’ di sport e di attività fisica riescono a tenere sotto controllo ma non ha eliminate completamente, e che solo un opportuna quanto indifferente contrazione dei muscoli addominali riesce a celare agli altrui sguardi. Ma i piccoli acciacchi quotidiani, quei piccoli dolorini che a caso e senza una ragione apparente appaiono e scompaiono, saltuariamente ed in luoghi sempre differenti, riducono la tua presunzione di ignoranza in frammenti, e fuori continua a piovere…
é ora di porre il sigillo
a questo giorno, trascorso come qualsiasi altro, fra picchi di bianco e di nero, ma come sempre con troppo grigio, notte
sempre…
c’è chi nasce guardandosi dentro e che poi continua farlo per tutta la vita, chiedendosi sempre il perché di ogni decisione, di ogni atteggiamento, di ogni rinuncia, di ogni volta che ha scrollato le spalle e si e diretto altrove decidendo che non valeva la pena di combattere e di tutte quelle volte, troppe, che ha abbattuto muri di mattoni a testate facendosi male, ma sorridendo al ricordo e pensando, sì ne è valsa la pena…

e la vita continua
sempre, incurante delle nostre gioie o come succede più frequentemente dei nostri dolori, lei segue il suo percorso standardizzato come il tempo, siamo noi che dobbiamo adeguarci al suo passo, al suo incedere, cercando comunque di non dimenticare mai chi ci ha accompagnato lungo il percorso e di chi continua ad accompagnarci…

da qualche tempo le parole
non trovano più la strada, rimbalzano confuse contro le pareti del cranio e si disperdono lungo i meandri di dedalo, e non ho più nemmeno le piume ne la cera, Icaro se n’è già andato a cercare il sole…

la tranquillità di una cena
fatta sul terrazzo, un’abitudine ripresa dopo che un tempo irascibile ne aveva sospeso il rito, monti all’orizzonte, il lago giù sotto si intravede fra piante e tetti di case, in alto le rondini solcano ancora il cielo, si comunque è bello vivere… a volte

ora la musica
risuona ancora nelle mie orecchie, Mozart sinfonia n.40 1° movimento, Beethoven sonata al chiaro di luna, Vivaldi la primavera, e un sorriso accompagna il ricordo di quella musica che più che nelle mie orecchie vibra ancora nella mia anima, e il resto è nulla
vedere i fuochi e…
tornare bambino, ricordi che ti riportano alla tua infanzia, fra le braccia di papà, gli occhi sbarrati a guardare il cielo pieni di stupore per quelle luci, quei colori che esplodevano brillavano e poi si spegnersi nel buio e subito ricominciare di nuovo a tracciare cascate colorate nel buio, un po’ spaventato dai botti, ed è anche per questo che amo i fuochi artificiali….
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border-line …

jeans a vita bassa, ti ondeggiano davanti agli occhi, li segui con lo sguardo e non solo, i tuoi passi cambiano di ritmo, si adeguano, sul ritmo e sulla frequenza mantengono le distanze,e tu, come un serpente incantato dalla silenziosa musica dei gesti dell’incantatore la segui rimbalzando su sconosciute note, su, giù, sinistra destra, su, giù…..siamo presi. Il passo aumenta seguendo ora il pulsare del sangue, più in fretta, più in fretta, affianchiamo quei jeans, li superiamo, e a questo punto con gesto distratto volgiamo lo sguardo, volendo fare intendere che il nostro interesse e diretto a quella vetrina che come per incanto è apparsa di lato. Ma contemporaneamente gettiamo uno sguardo, osserviamo, un volto ancora bello ma stanco, due occhi che hanno pianto e che ancora trattengono negli angoli le tracce di piccole lacrime, improvvisamente così ci fermiamo, con l’atteggiamento di chi in quella vetrina ha scorto l’oggetto che sta cercando da una vita, senza più il coraggio di regalarle nemmeno un sorriso

earl grey
il bollitore sul fornello fischia, l’acqua è pronta, si versa nella tazza e col fumo nell’aria si diffonde l’aroma del bergamotto, lo si lascia così a macerare ed a raffreddare un attimo, poi lo si berrà, senza latte, senza limone, senza zucchero. Solo così, earl grey
fuori dalla finestra …
monti coperti da nuvole che piano si diradano, lasciando spazio ai primi timidi raggi di sole, fra spiragli lontani, si scorge a tratti il bianco della prima neve, laggiù le acque scure del lago deserte, portano alla memoria altri giorni, mentre piano salgono dal basso, sospinti dall’eco i suoni profondi delle campane

È’ una sera come un altra…

una delle tante, ce ne sono state, e ce ne saranno ancora, una di quelle sere in cui nemmeno le domande, non solo le risposte trovano la strada per uscire dal labirinto, una serata tranquilla allora? Sì, in effetti è così, una serata in cui non ti poni problemi, una serata da mangiatore di loto, dopo cena ti affacci sul terrazzo, osservi l’orizzonte all’imbrunire vedi il profilo quasi nero dei monti spaccare di netto un cielo ancora chiaro dell’ultima luce del tramonto, mentre più sotto il lago invaso dalle avanguardie del buio si confonde con le sponde, respiri quasi con beatitudine l’aria fresca che scende dalla valle e non ti chiedi ne perché ne per come, non ti domandi cosa ti porterà il domani, ma rimani così, perso nel labirinto delle ultime ore di un oggi ormai trascorso…

fine?

Feb 5, 2018 - genesi e nemesi, poesie    No Comments

…annovero

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Dov’è il mio posto?

Dove,

la mia ultima spiaggia.

Scopo perso

in lontani millenni

Quale il fine?

Arrovellandomi confondo

la realtà e il sogno

l’uomo e Dio

la vita e la morte.

Sempre più solo

annovero

innumerevoli

inutili gesti.

 

Feb 5, 2018 - dialoghi, pensieri    No Comments

Monologo da un dialogo di un forum perso e domande senza risposta 7

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ieri sera tuoni,

nuvole nere si sono rincorse per il cielo a ricoprire le stelle, il tempo ha fatto la voce grossa, poi senza avere messo in atto la minaccia si è diretto altrove. Questa mattina il cielo è terso soffia un leggero vento l’aria è pulita ed il sole è già caldo, si penso che fra non molto andrò sul terrazzo a soleggiare

 

il tempo …. forse cucino

pasta saltata in padella, speck, radicchio e noci, il profumo sale nell’aria e si confonde con le note di uno svogliato violino, il gatto nero che si era confuso con i tasti del pianoforte, ora si distrae annusa l’aria e circospetto si avvia verso quella nera padella che figlia del suo tempo diffonde poesia nell’aria

 

qui

sempre qui ritorno, per postare poche parole che in altri luoghi sarebbero incomprese ed inutili, solo qui perché qui io mi leggo

 

Morfeo tarda ….

Morfeo, ultimamente io e lui siamo diventati quasi incompatibili, io lo attendo sempre le ore della notte ma lui resta a vagabondare altrove e poi quando lui si presenta è tardi ed io non ho più molto tempo da dedicargli, e i sogni non sono altro che piccoli spezzoni presto dimenticati, fugati dalla luce del sole che come lama di luce li trafigge riducendoli a minuti coriandoli… notte e forse anche tu hai ragione ma io credo che il sesso possa respirare liberamente, ma non separatamente perché se ami non lo puoi scindere

 

cocktail in un momento di lucidità ….

solo ora causa temporale, ho potuto collegarmi, avevo già letto prima il tuo post, e pensavo di risponderti in qualche modo, ma non ho trovato il campanello e le porte a cui bussare sono troppe, ognuna col suo aspetto diverso, ognuna che chiede di essere capita ed apprezzata per quello che è, o per quello che crede di essere, mentre anche lei osserva le altre porte con la mano sospesa

 

nell’angolo in fondo

al terrazzo, a lato della bouganville, e sotto al vaso dì surfinie rosse appeso alla parete, un tavolo apparecchiato. Sulla tovaglia di iuta grezza, grossolanamente intrecciata spiccano il bianco di una fumante teiera e il grigio acciaio di una moka appena tolta dal fornello. Nel cestino grosse fatte di pane bianco e nero, due vasetti di porcellana con marmellate di mirtilli e di arance amare preparate artigianalmente, nel centro della tavola, sopra ad un piatto, una torta di grano saraceno accuratamente tagliata. Quattro tazzine attendono con pazienza i commensali per la colazione…

 

ora piove

il cielo si è fatto di un grigio uniforme, plumbeo come si suole dire, l’aria si è rinfrescata, ora piove, ma è una pioggia tranquilla, pacata, senza lampi violenti, senza il botto dei tuoni, piove in silenzio, in un leggero ticchettio che accompagna i pensieri lungo il sentiero dei ricordi…

 

un lunedì di lavoro deve essere stato

pesante per molti, e non credo che ora qualcuno passerà da queste parti, pertanto auguro a tutti una buona notte e anch’io vado alla ricerca di un sogno, quale? Quello che arriva naturalmente, sempre che arrivi, i sogni non hanno stazioni ogni tanto passano e se sei svelto li prendi al volo salvo poi scordarli al risveglio

 

qui oggi le nubi

ancora oscurano il cielo, ma sono più alte e liberano le cime dei monti, quasi di fronte a casa, leggermente sulla destra, svetta sopra tutte la vetta del Legnone, ancora una volta spicca contro il grigiore del cielo bianca, interamente coperta di neve, buona giornata a tutti

 

Gira, gira, gira…

La trottola, un vecchio gioco ormai dimenticato, come tutte le cose appartenute ad altri tempi, eppure era un gioco interessante e a suo modo impegnativo, era un gioco di abilità dove vinceva il più bravo, sì, chi riusciva a far girare la trottola più a lungo. L’abilità consisteva nell’avvolgere strettamente lo spago attorno al perno metallico alla base della trottola ed al gesto rapido della mano con cui poi si svolgeva lo spago mandando la trottola a volteggiare sul pavimento mentre girava rapida su se stessa disegnava ellissi in lente volute. Ricordando quei tempi mi viene da chiedere, noi chi siamo, la mano, lo spago o la trottola?

 

sera fredda

il cielo è sempre grigio se pur privo di pioggia, è ancora chiaro e le montagne all’orizzonte risplendono bianche di neve, la voglia di scendere in cantina, ripulire gli sci è partire è grande, ma ho controllato, nessun impianto aperto, qualcuno lo sarà già da settimana prossima, quelli dello sci estivo intento, Cervinia, Stelvio, Tonale , Senales, ma forse allora il sole splenderà alto, le temperature saranno estive e la mia voglia di neve avrà lasciato posto a una voglia di lago…

 

ordine nel disordine … discordanze

forse il caos non ti s’addice, ma nemmeno l’ordine maniacale, oggi è freddo e la lana è calda, come quelle lenticchie con lo zampone che hanno rinvigorito il mio stomaco in un attimo di rigurgiti invernali, ogni cosa ha il suo posto, anche se alcune volte non è quello che noi gli assegniamo, come gli sci, puliti e imballati giù in ripostiglio, ma che dentro la mia mente fremono della voglia di solcare le piste lasciando precise tracce sulla neve che scorgo lontana sui monti, alcune volte il desiderio ed il sogno sono più grandi di noi e a nulla vale quel posto che noi abbiamo loro riservato

 

esistono delle buone ragioni

per voler scrivere qualche cosa, ne esistono altrettante per non volerlo fare, oggi, sono entrambi assenti, ma è una bella giornata, il sole splende e nel cielo non vi è traccia di nubi, e forse troverò altrettante buone ragioni per fare qualche altra cosa

 

Sarà che tutta la vita è una strada con molti tornanti

sì, comunque sia è così, che siano difficoltà, o ricordi o la paura di ricadere nel luogo dal quale a fatica ci eravamo allontanati…

sì, lo so, credere che la vita sia facile è solo un illusione, la vita è difficile, per fortuna ci sono attimi che ci fanno comunque desiderare di viverla… anche se sono pochi e brevi, ma ce sempre la speranza che si ripetano

 

sì, c’è sempre qualche cosa, magari piccola, ma che ci aiuta a credere che poi potrà assere meglio, sono le piccole cose che rendono la vita degna di essere vissuta, quelle piccole cose che ci appartengono, quelle piccole cose di cui che le persone che ci sono care tutti i giorni ci fanno dono…

 

Il cielo azzurro arricchito da qualche bianca nuvola

il sole, la temperatura piacevole mi hanno spinto ad allungare la solita passeggiata, così camminando tranquillamente lungo le rive del lago, ho lasciato Menaggio e sono giunto sino a Tremezzo, Cadenabbia, sino all’ingresso di Villa Carlotta, dove stazionavano decine di pullman, e centinaia di turisti si accalcavano all’ingresso per visitare i giardini fioriti della villa, anche da fuori si possono scorgere i cespugli ancora fioriti delle azalee, mentre le alte piante delle camelie ormai sono prive di fiori. Il rientro è stato un po’ più faticoso, ma comunque salutare e ora penso che mi dedicherò con molta attenzione alla cena, ciao a più tardi

 

finalmente non piove, o no

supera la pigrizia, quel maglioncino di lana sulla pelle è piacevolmente caldo e ti accarezza, attenua il freddo e anche la tristezza si allontana, vinta dal tepore che piano si diffonde dentro, e il self made diventa più produttivo ed efficace,

Gen 29, 2018 - poesie    4 Comments

Il cancello

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Un cuore
sta dietro un cancello
e guarda passare
la gente, le cose
la vita, un amore.
Dietro quelle sbarre,
dal tempo corrose,
un cuore, può solo soffrire.
Sul vecchio cancello
d’avanti all’ingresso
qualcuno crudele
ha posto un cartello,
il bianco è pacchiano,
è lugubre il nero
e sopra cìè scritto:
“Vietato l’accesso”.
Un cuore, un cartello, un cancello,
che mai ha cigolato.
Un cuore, un cancello, un cartello,
che da sempre c’è stato.
Un cartello, un cancello, un cuore
da dietro le sbarre
ha visto passare
la gente, le cose, la vita, un amore.
C’è gente che passa e che dice:
“Lo vedi?
Là dietro il cancello
di sbarre corrose,
c’è un cuore
che soffre da sempre
le pene d’amore.”

                                                        refusi

 
Gen 25, 2018 - dialoghi, pensieri    No Comments

Monologo da un dialogo di un forum perso e domande senza risposta 6

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chiedo silenzio per questo luogo

chiedo solo parole che siano i nostri pensieri, i nostri sorrisi e le nostre gioie, le nostre lacrime e i nostri dolori, chiedo l’ascolto del silenzio, e la fuga dal rumore, vengano le parole di conforto per chi le chiede, torni il sorriso a chi lo ha donato e l’amico a chi lo ha perduto, torni la pace a chi ne sente il bisogno ed il riposo e chi è stanco perché questo deve essere il luogo, perché questo è lo scopo per cui è nato perché è qui che io sono e questo è quanto chiedo

se non ci fossero le domande

non avremmo bisogno delle risposte, e forse vorrebbe dire che saremmo tutti sapienti, o tutti idioti, o solo e più semplicemente che non saremmo..,
più tardi, rileggendo mi chiederò cosa volevo dire e sicuramente troverò una risposta ad una domanda mai fatta, si le risposte ci saranno sempre e comunque, come pure le domande, le une indipendenti dalle altre, sta passando l’effetto dell’analgesico, meglio che ritorni a dormire

Nostra Signora ….

la si vede entrando già dalla tangenziale e mentre l’auto si inoltra la sua immagine si avvicina, sino a mostrarsi in tutto il suo splendore, sulla collina di Montmatre bianca nella notte splende l’anima di Parigi

Rue Reaumur 81,

Scende quasi parallela al Boulavard des Italiens, partendo dall’Operà, per addentrarsi poi nel Sentier cuore commerciale di Parigi, al 4 piano di un bianco e marmoreo palazzo d’epoca uno show room con appartamentino annesso e lì ho trascorso una piccola parte della mia vita, già Paris, Rue Reaumur 81, quatrième etage, souvenir

la dove era solo terra….

calpestata, schiacciata, dispersa e poi dimenticata. Ora nel silenzio, piano, il primo stelo d’erba appare, poi un altro e poi ancora e ancora. Il primo fiore non tarderà a sbocciare

sera di maggio

ma l’aria mi confonde, una leggera brezza calda soffia dal lago, sto sul terrazzo e sembra piena estate, un brivido freddo mi percorre, asciuga il mio sudore, ricordi di altri giorni in apparenza uguali

ancora, ancora una volta

mi chiedo perché, perché vado cercando risposte dove le risposte non ci sono, perché vado a suonare trombe dove non sono udite, perché non rimango fra le mie quattro mura a contemplare le stelle, quelle stelle che sono uguali per tutti, sempre che si alzi lo sguardo al cielo, sempre che non vengano viste con occhi diversi

i fiori…

sì, l’amore è in un sorriso, è in uno sguardo, è in una carezza, l’amore sta tutto in quel piccolo gesto quotidiano che evita che appassisca

 

Gen 25, 2018 - poesie    No Comments

Ho Scritto (lezione di auto modestia)

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Ho scritto

con foga e con rabbia

ho scritto

con malinconia e tristezza

ho scritto

di me, di te e di altri

ho scritto

di miserie e guerre

ho scritto

di morti e di pianti,

Ho scritto

sempre e ovunque

Ho scritto

su foglietti volanti,

su pagine di libri,

su note della spesa,

su tovaglioli nei ristoranti,

su strappi di carta igienica.

Poi

ho perso i foglietti

regalato i libri

gettato le note della spesa

dimenticato i tovaglioli

e destinato

gli strappi di carta igienica

al proprio uso.

Dubbio

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Dietro la porta chiusa

che non s’apre

ai vani tentativi della mente,

la risposta

silenziosa tace.

Giorno o notte,

lussureggiante valle

od arida deserta plaga,

verità o menzogna?

Davanti alla porta chiusa

che non s’apre

l’impenetrabile

grigiore nebbioso

di un tormentato dubbio. (tormentoso)

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