Apr 16, 2018 - dialettale, poesie    No Comments

Mi sunt chi – dialettale (quasi) con dedica

al mio lago.

 

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Mi sunt chi.

Vegnu bass cunt la piena

vegnu giò di muntagn

cunt la luna

che se specia in’t el lac.

Mi sunt chi

cunt i occ spalancaà

in su la vista

de quel’acqua

che la Breva l’increspa

e che fa dundulà

tuc i barc.

Mi sun chi

cunt i occ

che se pert su i muntagn

cunt ul coeur

che scancela i magagn

e cunt l’anima piena

d’un paesagg

che l’è cumè una cadena

che la  ferma i to pass,

che te roba l’umbria

e la lega ai so sass.

Sì, mi sun chi.

 

Traduzione per i non addetti.

Io sono qui/sceso a valle con la piena/sceso dalle montagne/con la luna/che si specchia nel lago/Io sono qui/ con gli occhi spalancati/ sulla vista/di quell’acqua/che la Breva (vento) increspa/ e che fa dondolare/tutte le barche/Io sono qui/con gli occhi/che si perdono sulle montagne/con il cuore/che cancella tutte le magagne/e con l’anima piena/di un paesaggio/ che è una catena/che ferma i puoi passi/ che ti ruba l’ombra, e la lega ai suoi sassi./Sì, io sono qui.

 

 

Apr 1, 2018 - genesi e nemesi, poesie    No Comments

Domanda

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Tu che sei là,
rispondi.
Chi ha forgiato
i nostri inconsulti gesti
in effimere gioie
e grevi dolori.
Chi, dei nostri
incomprensibili passi
(bave di lumaca
sulla sabbia del tempo)
è il macchinoso artefice?
Silenzio!
Là dove è andato
non c’è più voce.

Mar 30, 2018 - genesi e nemesi, poesie    1 Comment

Canzone alla vita perduta

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Il sole e la luna
descrivono archi nel cielo
buio e luce
luce e buio,
brulicanti stelle,
ancorate alla volta del cielo
silenti
come parole mai dette
agitano i nostri pensieri.
                                      Noi
                                      caduti in terra,
                                      noi,
                                      calpestati dagli dei
                                      che cosa ne sarà
                                      di noi.
Da serrate labbra
non cadono più parole,
il silenzio incombe
e come duro macigno
opprime
una mente confusa,
dove, desideri e sogni
sovrastando la realtà
la volontà relegano
in remoti affranti.                                  
                                   Noi
                                   piegati dalla vita
                                   plagiati dalla strada
                                   non combattiamo più
                                   per noi. 

Occhi fissi
persi su orizzonti finiti,
fra intersecarsi di mura
che limitano lo sguardo
a poche inutili cose
cerchiamo le risposte
a domande
che come palle da biliardo
rimbalzano fra quattro pareti
in assurde
geometrie impossibili.

                                    Noi,
                                    sonnambuli nei giorni, 
                                    noi
                                    vaghiamo nelle notti
                                    scordandoci di vivere,
                                    noi.

C’ è sempre qualcosa
che ci ricorda qualcosa.
C’è sempre qualcuno
che ci ricorda qualcuno.
Un giro di vite
poi, un giro di vite
lo spazio riduce,
il tempo comprime,
ogni giro ripete
il medesimo corso,
vicina,
sempre più vicina
è l’ultima spirale.

                                   Noi,
                                   nati sconfitti,
                                   noi
                                   ci facciamo guidare
                                   da chi deciderà
                                   per noi.

Lunghe, le ombre
degli anni trascorsi
oscurano la strada.
Sparsi, come foglie d’autunno,
mulinellando al vento
aleggiano i ricordi.
Pungenti, i ricci dei rimorsi
feriscono le mani
al raccoglitore di castagne.
Solo dolori,
nelle nostre membra,
cordoglio nella nostra anima,
per una morte inutile
per una più
inutile vita.

                                    Noi,
                                    inutili, futili eroi
                                    caduti in una guerra
                                    di cui
                                    non importava nulla
                                    a noi.

                                                                refusi

 

 

Mar 28, 2018 - genesi e nemesi, poesie    No Comments

Routine

Stop the time

 

 

Ricordi/

                 inutili.

Rimpianti/

                 vani.

Rimorsi/

                 tardivi.

Domani

un altro giorno

e

un altro ancora.

Uguali.

In noi il diverso

nasce solo nel sogno

trafitto

ogni volta

dall’irritante suono

di un eterna sveglia.

Ogni mattina

l’entusiasmo muore

soffocato

dal suadente abbraccio

di un indistruttibile abitudine.

Mar 25, 2018 - poesie    4 Comments

Ieri Oggi Domani

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Ieri

Ieri?
ieri era un altro giorno
è passato,
dustrutto
da un sonno profondo
di cui resta solo
un ricordo sbiadito
di ciò che si è fatto
non fatto
voluto
pagato
negato.
Ricordi osannati,
rimorsi sepolti,
rimpianti rimasti
come impietosi tarli
di se e di ma
ormai senza risposte.
Che ieri,
era ieri
era ieri
era ieri
era…….

Oggi

Oggi!
Oggi no.
Al mio tempo
non voglio
dare scopo.
Oggi,
sono stanco,
oggi no.
Oggi
voglio solo sognare,
guardare le nubi passare
contare le stelle,
dormire.

Domani

Insondabile sorte,
in speranza adagiata
è l’attesa.
Domani.
Domani si cambia,
domani.
Propositi vani
ogni giorno
è di nuovo domani.
E,
domani
smetterò di fumare
domani,
smetterò di sognare,
domani,
creerò cose nuove,
crecherò nuove strade
busserò ad altre porte,
domani.
Domani
cambierò la mia sorte,
ma domani.
Domani
è soltanto la morte

                                                          refusi

Mar 24, 2018 - genesi e nemesi, poesie    No Comments

Grumi

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Indizi
che il cervello non coglie.
Suggerimenti
acrostici irrisolti.
Volute di fumo
rapprese in gelidi antri.
Parole
gettate su spogli fogli.
Amori
dimenticati nel tempo.
Sangue
rappreso su labbri di ferite.
Grumi.

Mar 12, 2018 - genesi e nemesi, poesie    No Comments

Equilibrio

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Come brume nascenti dal mare

fra i fiumi del sonno

confusi pensieri

nel dormiveglia salgono

a coprire il cervello.

Ricordi,

rimorsi,

rimpianti,

rimescolati generano

tremolanti immagini

che assommano

il sogno all’incubo,

ingigantendo i dubbi

di un piccolo io

perennemente in bilico

fra anima e corpo.

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      Il sogno
…la sensazione che si prova scendendo con gli sci sulle piste innevate, l’aria che ti sferza il volto il riverbero del sole sulla neve che malgrado gli occhiali ti costringe a strizzare gli occhi, sciare senza forzare, lasciarsi scivolare dolcemente lungo pendii in paesaggi che la neve immacolata ha reso di fiaba, fermarsi ad una curva della pista, dove il panorama si apre ai tuoi occhi come un quadro d’autore, dove il contrasto fra il verde dei pini, il bianco della neve, il rosa marmoreo delle cime e l’azzurro cosi intenso del cielo graffiato dagli artigli bianchi di qualche aereo ti fa venire voglia , e alcune volte lo fai, di lanciare un urlo di gioia apparentemente immotivato…
             

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         La fatica
… amore per la montagna, di quella sensazione che si prova dopo aver camminato od arrampicato per alcune ore, a seconda delle capacità, sui costoni della montagna, quando arrivati sulla cima, magari in solitudine ci si acquatta un attimo per riprendere fiato, poi piano piano si volge lo sguardo verso le altre cime che sorgono attorno, le ultime tracce di neve, sbuffi bianchi di nuvole che sembrano essere rimasti incastrati fra cime e le verdi valli che scendono verso il piano, piccoli aglomerati di case sparse qua e là a casaccio da un pittore capriccioso, e più sotto paesini un po’ più grandi da dove anche se lontani, debole giunge il suono delle campane. Quella sensazione che ti spacca l’anima, che ti fa salire le lacrime agli occhi , come una sensazione di grande dolore o di grande gioia, è l’anima lacerata che si aggrappa al cielo e che non vorrebbe più scendere…

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La meditazione
…ogni tanto mi perdo con gli occhi a fissare l’orizzonte, e scordo ogni altra cosa, i mie occhi seguono ogni risvolto di quel mondo che scorgo laggiù lontano, ne indagano ogni affranto, ogni ombra, ogni macchia di luce, che sia un lontano albero fiorito, o il riflesso al sole del vetro di una casa immersa nel verde, e mi vedo seduto sotto quell’albero o  su di una poltrona dietro ai vetri di quella casa e ho la vaga impressione che la cosa sia reale, sento di essere presente in quei luoghi, e la sensazione confusa di stare vivendo più vite contemporaneamente si diffonde in tutto il mio essere e allora credo che tutto il mio corpo si allarghi si distenda nello spazio e nel tempo ad assorbire tutto il paesaggio che mi circonda, che lo avvolga e che ci si adagi in una comune percezione di vita…

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La domanda
…ogni tanto la notte, quando soffro d’insonnia, spesso, esco sul terrazzo e guardo il cielo, qui, lontano dalle luci e dall’inquinamento delle città e sopratutto nelle notti invernali il cielo brulica di stelle, più guardo e più ne vedo e penso che
………………………oltre………. ………………
Prendo il binocolo ed osservo nuovamente e mi rendo conto che le stelle visibili così aumentano a dismisura e che ancora
……………………..oltre……….. ………………
Mi chiedo se un effimera, che esce dall’acqua, tende le ali e frenetica assolve al suo compito nell’arco delle ventiquattro ore della sua vita si sia mai posta anche lei la domanda
……………………..oltre……….. …………………

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la coscienza                                                    

…l’allegoria del vento, e dell’onda, il vento che soffia e disperde, portandoti a ricostruire con maggior cura quanto avevi già fatto, l’onda che rimuove e riporta sempre con moto ineguale, provocando comunque differenze e cambiamenti nell’animo delle persone, che ti spinge a crescere o ad abbandonare, io sono il vento e l’onda, sono il distruttore ed il costruttore di me stesso, sono la ricerca e la fuga e forse proprio per questo io non sono nulla…

e per finire…

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la realtà

Perso nei miei pensieri

dimentico

la realtà dei fatti,

il quotidiano bisogno

e le necessità

che conducono al compromesso.

Feb 23, 2018 - poesie    1 Comment

Io, dentro me

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Io, dentro me
parlo,
parlo di me
e parlo di altre cose
parlo di te,
di petali di rose,
di fiori
che appassirono lontano.
Parlo di spine
che ferirono la mano,
parlo di voi,
che un di feci soffrire
e parlo di occhi
che seppero ferire
quello che dentro me
c’era di buono.
Parlo di cose ormai
rubate o vecchie
che però ancora
stringo nella mano
e la malinconia,
che si compone adesso
dentro di me
mi fa sentire vivo.
Malinconia,
solo con te sincero
sono stato in vita mia
mai ti ho mentito

                                        refusi

 

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