Filastrocca dimenticata

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Ambarabà,
ciccì,
bamba,
coccò.
Le scimmie.
Tre, e il comò.
La figlia e il dottore,
l’amore.
No.
Che facevano le scimmie?
Non so.
Ma erano tre?
Si mi sembra. Perché?
No, non erano scimmie.
E il dottore
Faceva?
Faceva l’amore.
Con la figlia?
Sul comò.
Che strana famiglia.
In verità
non ricordo
com’era
che c’era
chi c’era.
Ma il comò,
quello c’era.
Sì, c’era,
ma
era storia non vera.
Ma allora
che c’era?
La mia gioventù.
Ah, ma allora…
almeno quella era vera.
Sì, si, ma
era.

 

Ambarabà ciccì coccò  (Testo della filastrocca)

Ambarabà ciccì coccò
Tre civette sul comò
che facevano l’amore
con la figlia del dottore.
Il dottore si ammalò
ambadabà ciccì coccò.

Non vi nascondo come all’epoca questa filastrocca
abbia potuto confondere le mie poche nozioni sullo
argomento.

Mi chiedevo come fosse possibile che tre civette
potessero fare l’amore con la figlia del dottore e per
di più sopra ad un comò, di uno scomodo. Il fatto
aveva così colpito la mia fantasia giovanile tanto
da portarmi a formulare delle ipotesi.

I) Si trattava di tre civette maschio superdotate.

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II) Per questioni di pudore la signorina in causa
aveva indicato come civette quelli che a
all’epoca erano comunemente e genericamente
definiti “uccelli”
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III) Il narratore degli accadimenti si era fatto una
canna, rara per quei tempi, o più semplicemente
un bottiglione di barbera.
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IV) Antonio, Guido e Marco Civetta, si stavano
divertendo

 

 

 

 

C’è qualche cosa di sbagliato – Fuori contesto

The ultrastructural morphology exhibited by the 2019 Novel Coronavirus (2019-nCoV), which was identified as the cause of an outbreak of respiratory illness first detected in Wuhan, China, is seen in an illustration released by the Centers for Disease Control and Prevention (CDC) in Atlanta, Georgia, U.S. January 29, 2020. Alissa Eckert, MS; Dan Higgins, MAM/CDC/Handout via REUTERS. THIS IMAGE HAS BEEN SUPPLIED BY A THIRD PARTY. MANDATORY CREDIT - RC2WPE9DIU7K

C’è qualche cosa di sbagliato in questo virus, non nel virus in se stesso, il virus è solo un virus come tanti altri più o meno pericoloso a seconda della virulenza e della sua velocità di espansione, ma c’è tutto di sbagliato. C’è di sbagliato il modo come è apparso, al di là delle illazioni sul fatto che si tratti o meno di un virus di laboratorio sfuggito al controllo degli operatori o alle pesanti supposizioni dei soliti complottisti che sia stato volutamente diffuso, anche se non si capirebbe bene da chi, con quale criterio e a quale scopo visto che in misura maggiore o minore sta infettando tutto il mondo. C’è qualche cosa di sbagliato nel modo come sì e manifestato, qualche cose di sbagliato nel modo come si è diffuso, qualche cosa di sbagliato nel modo come è stato affrontato, sottostimato e preso sottogamba a volte ridicolizzato all’inizio per correre ai ripari dopo in modo a volte decisamente drastico rasentando il terrorismo mediatico. C’è qualche cosa di sbagliato nel fatto che tutti parlino che tutti debbano esprimere la loro opinione e dare il proprio suggerimento senza cognizione di causa e senza avere nulla da dire, sommergendo gli ascoltatore con notizie inutili, improprie se non dannose. C’è qualche cosa di sbagliato nel comportamento di troppe persone indifferenti al pericolo reale e tante troppe che invece approfittano della situazione di pericolo e di disagio per truffare persone deboli e spaventate. C’è qualche cosa di sbagliato nel modo in cui questa situazione viene affrontata nel mondo, ognuno per conto suo, ognuno con le proprie decisioni, tutti a dimostrare singolarmente di essere i più bravi a fronteggiare la situazione, tutti impegnati nella ricerca di una soluzione, tutti allo studio di un vaccino che il più delle volte parte da presupposti diversi da diverse soluzioni senza alcun coordinamento di sorta, tesi ad arrivare primi ed essere i benemeriti salvatori dell’umanità, o a accaparrarsi i diritti esclusivi di produzione? C’è qualche cosa di sbagliato nella diffusione di notizie dei media tutti tesi a infarcirci la testa sulla più aggiornata situazione dell’avanzamento, della stasi o dell’arretramento del virus, sulle discussioni di quando si potrà di nuovo cominciare a fare qualche cosa e soprattutto cosa, di come se quando e in che misura si potrà riprendere il campionato di calcio e le coppe europee, dimenticandoci che il mondo non è cambiato, che al di là del corona virus nel mondo si continua a morire in egual misura o forse di più per altre ragioni, guerre che continuano indisturbate ignorate dai più, denutrizione, altre malattie ora ignorate che continuano a mietere vittime.

Comunque qualche cosa se non di buono questo virus ce lo ha mostrato, ce lo ha messo sotto gli occhi. Ci ha dimostrato che la globalizzazione, l’uguaglianza fra i popoli e al di là dal divenire, ci ha dimostrato che non esiste un Europa ma nemmeno due, ma l’egoismo di tanti stati tutti tesi a salvaguardare il proprio benessere e la propria integrità, ci ha mostrato al di là dei singoli seppur numerosi casi di dovere e di abnegazione siamo ben ,lontani dall’essere diventati un popolo.

C’è qualche cosa di sbagliato, in questo virus? No di certo, c’è qualche cosa di sbagliato, c’è tutto di sbagliato nel genere umano.

Mar 27, 2020 - poesie    No Comments

La giornata ai tempi del corona virus

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Nuova giornata rinchiuso in
casa,
idea geniale, vo’ a far la
spesa,
poi mi sovviene dai miei
pensieri
ma mondo cane, l’ho fatta
ieri.
Prendo il giornale ma è quello
vecchio,
conto le rughe dentro lo
specchio
son messo male ma nessun
guarda
ma, forse è meglio farsi la
barba.
Accendo la TV e guardo lo
schermo,
si vede male alla luce del
giorno,
cose stravecchie viste e
riviste
e quattro pirla con l’aria
triste
che per rallegrate la mia
giornata
parlano di gente morta
ammazzata,
dal più infido degli
assassini,
il micro killer dei
cinesini,
ma loro fanno previsioni a
oltranza,
per rafforzare, dicono, la mia
speranza.
Spengo lo schermo, resto
indeciso
con una smorfia di dubbio sul
viso
devo decidere che cosa
fare,
creare un ordine
preliminare,
allora accendo prima il
computer,
o prima vado a sedermi sul
water?
Poi per interrompere la noia e
l’andazzo
vado a far quattro passi là, sul
terrazzo,
giro un po’ in cerchio poi faccio un
otto
cinque minuti e mi son già
rotto,
passo su passo vado di
fretta
come un criceto, nella
gabbietta.

Mar 26, 2020 - poesie    No Comments

Strade perse

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Nuovi silenzi
su antiche parole.
Il significato è perso,
perso
il ricordo di un uomo.
Antiche leggende
parlano
a chi non ode più
di altri tempi,
epiche immagini,
caleidoscopici sogni
dimenticati ogni alba.
L’ansia di una risposta
ad ogni tramonto
viva
più di ogni certezza,
per un istante
l’immagine.
Poi,
nuovamente smarriti,
percorriamo da sempre
le antiche strade,
dove,
nuovi dei conducono
i nostri passi.
                                                                  refusi
 
Mar 19, 2020 - poesie    No Comments

Settantatré

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Mi vien difficile

trovar la giusta rima

ma, decisamente,

stavo meglio prima

e con tutto

quello che ho passato

non vorrei ora

esser in-corona-to

mi spiacerebbe

se un augurio o un elogio

dovessero

diventare un necrologio.

Canzone antica – Fra novelle e fiabe

Marta Farina

 

 

Antica è la canzone
che parla d’amore,
ma sempre nuova
e sempre nuova nasce,
al solo sussurrare
del tuo nome.
Antica di novelle,
di battaglie
di fieri cavalieri
d’acciaio ricoperti,
di pallide dame,
di maghi e di folletti,
di fieri paladini,
di buffoni,
di menestrelli,
di fragili fatine.
Antica più di mille mondi,
di mille fantasie,
di mille inverni
e nuovamente torna
a sussurrare,
vecchie parole nuove,
in nuovi tempi
a un altro cuore
di nuovo, eterna.
Ed il grillo parlante
ancora appare
a un nuovo
irresponsabile Pinocchio
dona consigli e dice:
“Lo sai
non si può fare,
non è più il tuo tempo.
Per colpa della gente
o del destino,
hai perso il tuo momento.
Non puoi, dai,
lascia stare.”
E la canzone antica
un po’ s’ammoscia,
perde le note e
comincia a stonare.
Ma poi chiudendo gli occhi
ecco che appare
di nuovo il volto tuo
e di nuovo ancora,
tra mille cavalieri e dame,
dentro a castelli
di vivido cristallo,
in forte coro
riprende ancora
la canzone antica e sale,
e le sue note
più limpide e più pure
volano in alto
coprendo ogni rumore.
E ancora il saggio grillo
da dentro
il mio cervello
fa udire la sua voce,
mi chiede scusa e dice.
“Insisti, fallo
forse non è ancor tardi,
forse può ancora capitare,
prova.
Se è amore vero,

è bello”

Quando non sarò più

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Come sarà,

quando non sarò più.

Quando non sarà più giorno

ne sarà più notte

non sarà più luce

ne sarà più buio.

Quando

non ci saran più lotte,

non più battaglie

vittorie ne sconfitte.

Quando

non ci saran più suoni,

niente più dolci musiche

rumori ne frastuoni.

Quando l’oggi

non sarà più ieri

e neppur domani,

quando non vedrò i tuoi occhi

ne stringerò più le tue mani,

Quando non udirò più

la tua voce, ne il tuo canto,

un rimpianto solo

non esserti più accanto.

Di nascosto

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Se un giorno te ne andrai

stanca di noi,

io ti saluterò

come se fosse

solo per un attimo,

ti stringerò la mano

sorridendo,

poi volgerò le spalle

e me ne andrò, in silenzio

piano piano rientrerò

dentro a quel mondo

all’improvviso vuoto.

Poi, passerò il mio tempo

ricordando

di certo piangerò ma,

di nascosto.

Mar 4, 2020 - poesie    No Comments

Rigetto

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D’improvviso una sera,

una sera normale,

una noia leggera

lì, fra gente banale.

Uno sguardo nel vuoto

fisso sopra lo specchio,

d’improvviso sentirsi

all’istante più vecchio.

Ritrovarsi smarrito

fra presente e passato,

dietro a un colpo di spugna

come un secchio svuotato.

Una lacrima agli occhi,

un dolore nel petto.

una bebbia nel cuore,  e

improvviso il rigetto.

Il rifiuto di tutto

la partita, il partito,

il potere, il denaro,

tutto quanto e finito

dentro il pugno serrato

resta solo il dolore

e nascosto fra i rovi

uno spicchio d’amore.

Piano volgi le spalle

e rasente ad un muro

ti allontani pian piano,

fra presente e futuro.

Improvviso ora insorge

quella voglia di stare

a guardare le stelle

ascoltando in silenzio

la risacca sul mare.

Rimpiangendo all’istante

tutto il proprio passato

realizzando di colpo

di aver sempre sbagliato.

                                            refusi

 

 

 

 

 

 

 

 

Non sarò ad aspettarti

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Mi sono inginocchiato,

ho pianto, imprecato,

pregato.

Ho invocato Dio e i santi,

sono ricorso a medici,

guaritori e maghi.

I miei sogni,

sono diventati incubi.

Il mio cervello

più volte è esploso,

più volte è impazzito

nella ricerca della pace,

del silenzio,

della solitudine

privata del tuo ricordo.

Ho sentito i miei visceri

contorcersi, annodarsi,

il mio stomaco chiudersi

in una dolorosa morsa,

ed il mio cuore accelerare

i battiti sino allo spasimo,

solo

per un “Ti amo” non corrisposto.

Ma ora basta,

ora alzo gli occhi al cielo

e rido.

Rido di me

e di ciò che ho passato.

Rido, rido e ancora rido

e prendo amore ovunque

senza respiro

senza problemi

senza dar nulla in cambio,

e se ancora penso,

ti amo

so che sarà per poco.

E quando tu verrai,

perché verrai,

forse

non sarò ad aspettarti.

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